Alfonso Fanella presenta a Telenord “Il fuoco che abbiamo sepolto”: memorie, traumi e ritorni dal passato
di Stefano Rissetto
Attraverso questa storia, il 35enne narratore esplora la complessità della mente umana e il ruolo ambivalente della memoria
Il passato non resta mai davvero immobile. È questa l’idea alla base di Il fuoco che abbiamo sepolto, il nuovo romanzo di Alfonso Fanella, presentato nel corso della trasmissione Liguria Live di Telenord. Il libro, pubblicato da GraphoFeel nella collana Intuizioni, si muove tra introspezione psicologica e suspense, affrontando i temi della memoria, dell’identità e delle ferite che continuano a influenzare la vita presente.
Al centro della narrazione c’è Alberto Gastaldi, protagonista di un ritorno carico di tensione emotiva: dopo quindici anni decide infatti di tornare a Rambàgo, piccolo paese sulle colline pisane dove ha lasciato una parte decisiva della propria esistenza. Quel viaggio nel presente riapre una frattura mai davvero chiusa, riportando alla luce un’estate vissuta a vent’anni, destinata a segnare in modo irreversibile il suo percorso.
In quella stagione lontana, Alberto entra in contatto con due figure profondamente segnate dal dolore e dalla perdita. Milan Juric, ex combattente della guerra in Bosnia, porta con sé il peso di un passato violento e irrisolto, mentre Elisa, tornata dall’Inghilterra dopo la morte del figlio, tenta di ricostruire un equilibrio fragile in una vita che sembra averle sottratto ogni punto fermo.
Entrambi vedono nel giovane protagonista una possibile via di salvezza, ma il loro rapporto con lui si sviluppa in direzioni opposte e sempre più distanti. Elisa costruisce un legame fatto di emozioni, parole non dette e ambiguità sentimentali, mentre Juric lo avvicina a un mondo dominato dalla rabbia, dalla forza e da una crescente attrazione per la violenza.
L’estate a Rambàgo si trasforma così in un punto di non ritorno. La scomparsa misteriosa di Elisa e gli eventi successivi lasciano una scia di conseguenze che continuano a pesare sul protagonista, fino al suo ritorno dopo anni, quando il passato riemerge imponendo una verità a lungo rimasta sepolta.
Attraverso questa storia, Fanella esplora la complessità della mente umana e il ruolo ambivalente della memoria, capace di costruire l’identità ma anche di deformarla quando il dolore non trova elaborazione. Il romanzo mette in scena il conflitto tra pulsioni opposte, il peso del trauma e la difficoltà di trovare un equilibrio tra desiderio di riscatto e rischio di autodistruzione.
Nato in Sicilia nel 1989 e residente a Genova, Alfonso Fanella è laureato in Storia con una ricerca dedicata al conflitto serbo-croato e alla sua rappresentazione nel giornalismo italiano. Dopo l’esordio con Storia di un fiume in piena (2024), torna alla narrativa con un’opera che conferma il suo interesse per le dinamiche psicologiche e le zone d’ombra dell’esperienza umana, tra fragilità individuali e conseguenze del passato.
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