Addio a Giulio Vignoli, giurista controcorrente, monarchico e in incognito attore di fotoromanzi
di R.C.
Ha insegnato per oltre vent'anni nella Facoltà di Scienze Politiche dell'ateneo genovese e ha pubblicato numerosi saggi
Il mondo accademico e culturale ligure perde una delle sue figure più originali e controcorrente. È morto a Rapallo, in seguito alle conseguenze di un infortunio, Giulio Vignoli, giurista, docente universitario e saggista che ha dedicato gran parte della sua attività allo studio delle minoranze italiane in Europa e di pagine della storia rimaste a lungo ai margini del dibattito pubblico. Aveva 88 anni. Ne dà notizia l'editore e saggista Andrea Lombardi.
Nato nel 1938, Vignoli si era laureato all'Università di Genova in Giurisprudenza e successivamente in Scienze Politiche. Dopo l'esperienza accademica all'Università di Bologna, aveva insegnato per oltre vent'anni nella Facoltà di Scienze Politiche dell'ateneo genovese, ricoprendo gli incarichi di docente di Diritto e politica delle Comunità europee, poi di Diritto dell'Unione europea, oltre a insegnare Diritto agrario comunitario, Organizzazione internazionale e Diritto pubblico comparato.
Accanto all'attività universitaria sviluppò un'intensa produzione storiografica, concentrando le proprie ricerche sulle comunità italiane oltreconfine. I suoi studi approfondirono le vicende degli italiani di Istria, Fiume, Dalmazia, Nizza, Corsica e Malta, senza trascurare il Montenegro e le comunità italiane dell'Europa orientale, in particolare quelle della Crimea e dell'Ucraina, colpite dalle deportazioni ordinate da Stalin.
Tra le opere più note figurano Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa, Gli Italiani di Crimea. Nuovi documenti e testimonianze sulla deportazione e lo sterminio, Repubblica Italiana. Dai brogli e dal Colpo di Stato del 1946 ai giorni nostri e I 184 bimbi di Gorla. Un crimine degli Americani. Fu inoltre fondatore della rivista Il Pensiero di Nizza e collaborò per molti anni con Candido e Il Giornale.
Convinto monarchico e animalista, Vignoli rappresentò una voce fuori dal coro. Già tra gli anni Sessanta e Settanta, quando nell'università italiana erano rarissimi gli accademici a dichiararsi apertamente monarchici, non nascose mai le proprie convinzioni, mantenendo un approccio indipendente e spesso distante dalle posizioni prevalenti nel mondo culturale.
Nel ricordo pubblicato dal sito Barbadillo (foto gentilmente concessa dal sito), emerge anche un lato meno conosciuto della sua personalità. Oltre al docente e allo studioso, viene raccontato un giovane Vignoli che, negli anni Settanta, recitò anche in alcuni fotoromanzi, arrivando a interpretare il protagonista de Il figlio dello sceicco, scelto – raccontava lui stesso con ironia – per i suoi tratti somatici. Un episodio curioso che lo stesso Vignoli ricordava con divertimento e autoironia.
Sempre Barbadillo ricorda inoltre la sua partecipazione ai seminari della Fondazione Gioacchino Volpe, dove, pur essendo già professore universitario, prendeva parte agli incontri con lo spirito di uno studente, confrontandosi con intellettuali come Marco Tarchi, Marcello Veneziani, Stenio Solinas e Francesco Perfetti. Un atteggiamento che testimonia la sua inesauribile curiosità intellettuale.
Negli ultimi anni aveva concentrato il proprio lavoro sulla ricerca storica e saggistica, collaborando con Achille Ragazzoni ed Enzo Cipriano e approfondendo i temi delle minoranze linguistiche italiane all'estero e della storia della monarchia sabauda, in particolare del ramo Aosta, al quale era personalmente vicino. "È rimasto sempre un interventista della cultura. Giulio ha avuto solo quel che ha donato", scrive ancora Barbadillo, ricordandone l'impegno costante nella diffusione delle idee e della ricerca.
I funerali saranno celebrati mercoledì 1° luglio alle 10.30 nella chiesa di Sant'Ambrogio di Zoagli, dove amici, colleghi ed ex allievi potranno rivolgergli l'ultimo saluto.
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