3° Forum Energia, Cruciani (Sogin): “Il nucleare può essere sostenibile grazie al recupero dei materiali”

di Luca Pandimiglio

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"Circa il 90-93% dei materiali viene rilasciato e reimmesso in filiere dove può essere riutilizzato”

Sicurezza, sostenibilità e recupero dei materiali sono oggi elementi centrali nelle attività di decommissioning nucleare. A sottolinearlo è Viviana Cruciani di Sogin, la società responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani.

“Sogin sviluppa tecnologie dedicate allo smantellamento delle centrali e degli impianti nucleari”, spiega Cruciani. “E lo fa non solo in sicurezza, ma anche garantendo un approccio sostenibile”.

Secondo la manager, uno degli aspetti più rilevanti riguarda il recupero e il riutilizzo dei materiali derivanti dalle attività di smantellamento. “Circa il 90-93% dei materiali viene rilasciato e reimmesso in filiere dove può essere riutilizzato”, afferma. “Solo una quota residuale, pari al 7-8%, deve essere gestita come rifiuto radioattivo”.

Un approccio che, secondo Sogin, contribuisce a rafforzare la sostenibilità dell’intera filiera nucleare, riducendo significativamente la quantità di materiale da destinare allo stoccaggio definitivo.

“Il nucleare è assolutamente una tecnologia sostenibile”, sottolinea Cruciani, evidenziando come tutte le attività vengano svolte nel rispetto delle normative vigenti e delle procedure interne di sicurezza. “Operiamo conformemente ai dispositivi normativi e ai protocolli adottati dall’azienda”.

Per Sogin, dunque, innovazione tecnologica, sicurezza operativa ed economia circolare rappresentano elementi sempre più integrati nella gestione del decommissioning nucleare italiano.

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