È morto il supermanager genovese Paolo Fresco, ex presidente della Fiat, dai banchi del liceo 'd'Oria' alle vette dell'economia mondiale

di Claudio Baffico

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Aveva 93 anni. Compagno di classe dei fratelli gemelli Paolo e Piero Villaggio, amico di De André e Paoli, era affezionatissimo a Portofino

È morto il supermanager genovese Paolo Fresco, ex presidente della Fiat, dai banchi del liceo 'd'Oria' alle vette dell'economia mondiale

È morto a 93 anni il supermanager genovese Paolo Fresco, già presidente della Fiat e vicepresidente di General Electric. La carriera di Paolo Fresco ha attraversato alcuni dei capitoli più importanti dell'industria internazionale, ma il filo che lo ha sempre accompagnato è stato quello con la Liguria. Morto a 93 anni, l'ex presidente della Fiat e storico manager della General Electric non ha mai nascosto il profondo legame con Genova, città in cui è cresciuto, ha studiato e mosso i primi passi della sua carriera, prima di conquistare i vertici dell'economia mondiale.

Nato a Milano, ma cresciuto nel capoluogo ligure, Paolo Fresco frequentò il liceo classico Andrea D'Oria, distinguendosi come uno degli studenti più brillanti della scuola. Successivamente conseguì la laurea in Giurisprudenza all'Università di Genova e iniziò l'attività di avvocato nello studio Lefebvre D'Ovidio, prima nella sede genovese e poi a Roma.

Fu proprio da lì che prese il via una carriera destinata a superare i confini italiani. Entrato nella filiale italiana della General Electric, ne scalò rapidamente i vertici fino alla nomina, nel 1991, a vice chairman della multinazionale a New York. Nel 1998 arrivò poi la chiamata della Fiat, di cui fu presidente fino al 2003.

Tra i ricordi che Fresco custodiva con maggiore affetto c'erano quelli degli anni trascorsi sui banchi del D'Oria. In classe con lui sedevano i gemelli Paolo e Piero Villaggio, protagonisti di una generazione destinata a lasciare il segno.

Parlando di quel periodo, ricordava spesso le differenze tra i due fratelli: Paolo Villaggio, carismatico e trascinatore, e Piero, rigoroso e instancabile nello studio. Entrambi erano amici di Fabrizio De André, allora più giovane di qualche anno. Fresco raccontava con ironia che nessuno di loro riuscì a intuire quale straordinario artista sarebbe diventato il futuro cantautore.

Nei suoi racconti riaffiorava spesso la Genova degli anni Sessanta, quella che avrebbe dato vita ad alcuni dei più grandi protagonisti della musica italiana.

Paolo Fresco ricordava con affetto la frequentazione di Fabrizio De André e Gino Paoli, amicizie nate in gioventù e rimaste vive nel tempo. Con De André condivideva anche l'amore per la Gallura, in Sardegna. Amava raccontare le lunghe serate trascorse insieme, scherzando sul fatto che fosse difficile convincere Faber a esibirsi e ancora più complicato convincerlo a smettere una volta iniziato. Solo con gli anni, confessava, comprese pienamente la grandezza del suo talento artistico.

Dopo decenni trascorsi tra Londra, New York e le principali capitali dell'economia mondiale, il richiamo della Liguria si fece sempre più forte, fino al suo ritorno a Portofino, che divenne il simbolo del suo ritorno alle radici, il luogo dove ritrovare quella Liguria che, nonostante una vita trascorsa ai vertici dell'industria internazionale, non aveva mai smesso di considerare casa.

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