Via alla riforma sanitaria. Bucci: “Sistema più snello”. Opposizioni contro “caos e centralizzazione”
di Carlotta Nicoletti
È iniziato in Consiglio regionale il confronto sulla riforma sanitaria voluta dal presidente Marco Bucci. Una revisione profonda del sistema ligure, presentata dal presidente della Commissione Sanità Marco Frascatore, che parla di “sanità più snella e coordinata”. Ma M5S e Partito Democratico contestano duramente il disegno di legge: “Non affronta le vere emergenze”, accusano.
Obiettivi della riforma – Secondo Frascatore, la riforma nasce dalla necessità di rispondere a una domanda sanitaria in forte cambiamento, in una regione “più vecchia d’Europa”. L’esponente di maggioranza sostiene che la nuova governance sarà “più forte e unitaria”, con una razionalizzazione di funzioni e risorse che dovrebbe tradursi in servizi più efficienti.
“La sanità – afferma – non dovrà più essere rincorsa dal cittadino: sarà il sistema a prendersi carico dei bisogni individuali, accompagnando le persone in percorsi di cura e prevenzione”. Frascatore sottolinea migliori risultati sulle liste d’attesa e prevede un alleggerimento dei pronto soccorso grazie alle case di comunità.
Critiche M5S – Di tutt’altro avviso il capogruppo M5S Stefano Giordano, che parla di “salto nel buio”. “La riforma cambia il vertice ma non risolve i problemi: liste d’attesa infinite, pronto soccorso al collasso, rinuncia alle cure. È una riscrittura della catena di comando che non dà risposte”, denuncia.
Le posizioni del Partito Democratico – Il PD attacca compatto. Il capogruppo Armando Sanna definisce la riforma “una favola senza lieto fine”. Secondo lui manca un piano assunzionale e non si tiene conto della diversità tra territori. Enrico Ioculano avverte che la misura “è stata fatta solo per evitare il commissariamento, ignorando territori e operatori sanitari”. Davide Natale aggiunge: “Dal primo gennaio la sanità ligure sarà distrutta… non sarà più garantito il diritto universale alla cura”. Simone D’Angelo sottolinea il rischio di apertura ai privati: “La sanità viene trasformata da diritto a terreno di competizione, con gravi rischi per i cittadini più fragili”. Carola Baruzzo evidenzia che l’unica ASL regionale diventerà “un imbuto” dove le decisioni arriveranno al territorio solo con ritardi, penalizzando urgenze e liste d’attesa.
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