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Ventimiglia, i no border manifestano per l'apertura delle frontiere: "Sostenere i migranti non è reato"

di Edoardo Cozza

Con uno striscione tradotto in francese e in arabo circa cento manifestanti chiedono la la libera circolazione dei migranti in Europa

Ventimiglia, i no border manifestano per l'apertura delle frontiere: "Sostenere i migranti non è reato"

"Da quando il sostegno ai migranti è reato?" È con questo slogan, tradotto anche in francese e in arabo, che un centinaio di no border, verso le 12 ha manifestato a Ventimiglia per l'apertura delle frontiere e la libera circolazione dei migranti in Europa. Il corteo è partito da via Tenda, nei pressi del cimitero, lungo il greto del fiume Roya dove da anni è ormai presente un accampamento di stranieri, e si è diretto verso il centro cittadino. La manifestazione, che è stata annunciata alla questura, è presidiata da un nutrito gruppo di forze dell'ordine. I manifestanti si sono esibiti in canti, balli e performance di giocoleria, attraversando il centro.

"Ventimiglia è l'ultimo comune italiano prima del confine con la Francia. Da giugno 2015, quando la Francia ha deciso di ristabilire i controlli alle frontiere, la città di Ventimiglia è diventata teatro di una crisi politica e umanitaria nel cuore dell'Europa - si legge un volantino distribuito durante il corteo -. La maggior parte dei transitanti, comprese molte famiglie, minori non accompagnati e donne sole con bambini o incinte, rimangono bloccati in città, costretti a dormire per strada, sulla spiaggia, lungo il letto del fiume Roja o in rifugi di fortuna, senza accesso a cibo e acqua, cure mediche e assistenza legale, in attesa di trovare un modo per attraversare il confine".

Nel sottolineare che, da anni, la situazione continua a deteriorarsi, i no border concludono: "A breve verrà realizzata una nuova struttura a quasi un chilometro dal confine, con l'obiettivo di rendere Mortola ancora più invisibile a chi passa per questa città-ghetto. Le persone stanno resistendo ancora/ogni volta alla violenza del confine e abusano del nostro rivendicando il diritto a una vita dignitosa".