Val Bormida, 19 sindaci compatti contro il termovalorizzatore. Mirri (Carcare): “La valle non vuole tornare al passato industriale”

di Carlotta Nicoletti

A Carcare si è tenuta un’assemblea molto partecipata sul progetto dell’inceneritore (termovalorizzatore) in Val Bormida, un incontro che ha visto la presenza di numerosi cittadini e dei sindaci del territorio. Al centro del confronto, la forte opposizione all’impianto e le criticità ambientali della valle.

Il sindaco di Carcare, Rodolfo Mirri, ha ribadito la posizione condivisa da 19 primi cittadini della zona: un fronte compatto che ha già inviato una lettera a Regione Liguria per esprimere un netto rifiuto al progetto.

“Una valle già segnata dall’inquinamento”

Secondo Mirri, la Val Bormida è un territorio che porta ancora le conseguenze di una forte industrializzazione del passato, citando aree e stabilimenti storici come ACNA di Cengio e Montecatini.

“Non vogliamo tornare indietro”, ha spiegato il sindaco, sottolineando come il territorio sia già considerato fragile dal punto di vista ambientale e sanitario. Nel dibattito è stato richiamato anche il tema della qualità dell’aria e della conformazione geografica della valle, che favorirebbe il ristagno degli inquinanti. La Val Bormida, incastonata tra colline, secondo i sindaci rappresenta un’area particolarmente delicata dal punto di vista della dispersione delle emissioni.

Una sala piena e una comunità mobilitata

L’assemblea di Carcare ha registrato una grande partecipazione di cittadini, tanto che molti sono rimasti fuori dalla sala. Un segnale, secondo Mirri, della forte sensibilità del territorio sul tema ambientale. Il fronte dei sindaci ribadisce inoltre di non essere contrario “a prescindere” agli impianti, ma a questa specifica ipotesi, considerata incompatibile con gli obiettivi di rilancio della valle.

Turismo, economia e raccolta differenziata

Un altro punto centrale riguarda il modello di sviluppo alternativo. La valle punta sempre più su turismo e riqualificazione del territorio, anche grazie a centri storici e tradizioni locali.

Mirri ha evidenziato come la raccolta differenziata abbia già superato il 75% in Val Bormida, un dato significativamente superiore rispetto a realtà più grandi come Genova, che si attesta poco sopra il 50%.

“Non vogliamo perdere questa opportunità di crescita”, ha affermato il sindaco, sottolineando come nuovi impianti industriali a forte impatto possano scoraggiare investimenti e turismo.

Il nodo trasporti: fino a 300 camion al giorno

Tra le criticità sollevate anche quella logistica: il conferimento dei rifiuti comporterebbe, secondo le stime discusse, il passaggio di centinaia di mezzi pesanti ogni giorno.

Un flusso che graverebbe su infrastrutture già considerate fragili, come la direttrice verso Savona e la zona del Cairo Montenotte, oltre alle strade di collegamento interne della valle.

I prossimi passi: una “catena umana”

Dopo l’assemblea, i sindaci annunciano nuove iniziative pubbliche. Tra queste, una possibile “catena umana” lungo la strada provinciale che collega Bibio, Ferrania e San Giuseppe fino all’area di Cairo Montenotte, sul modello di altre mobilitazioni già realizzate in Liguria.

Un fronte compatto della Val Bormida

Il messaggio dei 19 sindaci è chiaro: la Val Bormida, sostengono, deve puntare su qualità ambientale, turismo e sviluppo sostenibile, evitando nuovi impianti considerati incompatibili con la tutela del territorio.

Una posizione che continuerà a essere portata avanti, assicurano, nei confronti della Regione e di tutte le istituzioni competenti.

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