Tragedia alle Maldive, l’esperta di immersioni: “Problemi d’aria? Lo escludo, con la loro esperienza lo avrebbero riconosciuto subito”

di Luca Pandimiglio - Carlotta Nicoletti

“Nelle Maldive ci sono correnti ascensionali e discensionali, che possono spostare improvvisamente il sub verso l’alto o verso il basso”

Dopo la tragedia che ha coinvolto alcuni subacquei genovesi durante un’immersione alle Maldive, il tema della sicurezza sott’acqua torna al centro del dibattito. A fare chiarezza sui possibili rischi e sulle procedure di prevenzione è stata Cristina Levati, presidente dell’associazione Punto! Diving & Friends.

Cristina Levati, esperta subacquea con diverse esperienze alle Maldive, ha spiegato come al momento sia impossibile stabilire con certezza le cause dell’incidente, in attesa degli accertamenti ufficiali. Tra le ipotesi prese in considerazione, però, potrebbe esserci anche un problema legato alla qualità dell’aria contenuta nelle bombole.

“Quando si scende in profondità – ha spiegato – l’aria subisce variazioni dovute alla pressione. Se all’interno della bombola fosse presente un gas non conforme, potrebbe verificarsi una perdita di coscienza sott’acqua”.

Come funzionano le bombole subacquee

Levati ha illustrato anche il funzionamento delle bombole utilizzate nelle immersioni. Le più comuni, da 10 litri, vengono caricate fino a circa 200 atmosfere, arrivando a contenere circa 2.000 litri d’aria. Esistono però anche modelli più grandi, utilizzati per immersioni profonde o tecniche. Un aspetto fondamentale riguarda proprio il consumo dell’aria: più si scende in profondità, più l’aria diventa densa e viene respirata rapidamente.

“Più siamo in profondità – ha spiegato – più consumiamo aria. Per questo la scelta della bombola dipende sempre dal tipo di immersione e dalla profondità prevista”. Ha inoltre sottolineato come l’aria delle bombole venga filtrata e purificata attraverso appositi compressori. Tuttavia, eventuali contaminazioni esterne potrebbero compromettere la qualità dell’aria respirata.

Correnti e immersioni alle Maldive

Secondo Levati, il mare mosso in superficie difficilmente rappresenta un problema durante l’immersione, poiché sott’acqua il movimento è minimo. Diverso invece il discorso delle correnti marine tipiche delle Maldive.

“Nelle Maldive ci sono correnti ascensionali e discensionali, che possono spostare improvvisamente il sub verso l’alto o verso il basso”, ha spiegato. “Chi si immerge in quelle zone, però, generalmente conosce bene queste condizioni”. Le vittime, ha ricordato, erano subacquei molto esperti e con anni di esperienza alle spalle.

La sicurezza prima di tutto

Tra gli aspetti più importanti evidenziati durante l’intervista c’è il controllo dell’attrezzatura prima di ogni immersione. Secondo Levati, ogni sub deve verificare accuratamente il funzionamento del GAV (il giubbotto ad assetto variabile), dell’erogatore e soprattutto il livello di aria presente nella bombola.

“Tutti i subacquei hanno almeno un manometro per controllare la quantità d’aria disponibile”, ha spiegato. “Nelle immersioni di gruppo comanda sempre chi ha meno aria: se uno segnala una riserva bassa, tutta la squadra risale”.

Il nodo delle grotte sommerse

Particolarmente delicato il tema delle immersioni in grotta, considerate tra le più complesse e rischiose in assoluto. Levati ha spiegato come queste esplorazioni richiedano una preparazione tecnica specifica e attrezzature adeguate.

Uno degli strumenti utilizzati è il cosiddetto “filo di Arianna”, una sagola fissata all’esterno della grotta che permette di ritrovare l’uscita anche in condizioni di scarsa visibilità. “Tuttavia – ha precisato – a 60 metri di profondità immersioni di questo tipo richiedono organizzazioni tecniche particolari, con attrezzature e miscele differenti rispetto alle immersioni ricreative”.

“L’esperienza non mancava”

Levati ha ribadito più volte come le persone coinvolte fossero esperte e preparate, elemento che rende ancora più difficile comprendere cosa possa essere accaduto. “Erano subacquei con moltissima esperienza – ha concluso – e proprio per questo è difficile pensare a errori banali. Bisognerà attendere gli esiti delle indagini per capire davvero cosa sia successo”.

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