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Un nuovo ospedale in Valpolcevera: ipotesi e contrasti

di Paolo Lingua

Un nuovo ospedale in Valpolcevera: ipotesi e contrasti

E’ molto difficile, se non impossibile, avanzare progetti, anche seri, sul territorio di Genova senza inciampare in listi, contrasti e veti. Tutti comportamenti che hanno sempre un’unica conseguenza, vale a dire rinviare, rimandare, ridiscutere. Molte volte dietro agli stop e alle controproposte ci sono precisi interessi non sempre confessabili. Altre volte invece c’è il gusto di voler trovare a tutti i costi soluzioni alternative non necessariamente  migliori. Così è avvenuto quando qualcuno ha avanzato, senza alcun reale contenuto concreto, l’idea di spostare l’ospedale pediatrico Gaslini in Valpolcevera al posto dei vecchi edifici ormai abbandonati della Mira Lanza.

Un’idea che era priva di qualsiasi contenuto, tanto è vero che il presidente del Gaslini Edoardo Garrone l’ha liquidata subito sbrigativamente. Semmai, ha fatto capire, possono decollare interventi di ristrutturazione, ammodernamento e potenziamento negli edifici della sede storica, collocata, per scelta  strategica del fondatore Gaslini in una delle zone più belle di Genova. Il trasferimento in Valpolcevera appare assurdo, nella speranza che non sia il “dream” di qualche regista di speculazioni edilizie. Più interessante appare l’ipotesi di realizzare, nell’area che fu della Mira Lanza, il nuovo ospedale del Ponente, anche nella prospettiva, come ha lasciato intendere il sindaco Marco Bucci, di valorizzare un’area vasta da reinventare, ovvero quella sotto il nuovo ponte San Giorgio, due anni fa devastata dal crollo di quello che fu il Morandi.

Per la verità, a livello politico, con ipotesi che erano approdate  in Regione s’era già adombrata la possibilità di dar vita in Valpolcevera al nuovo ospedale del Ponente. Poi, al giro di boa degli anni Duemila, la questione era stata accantonata. Poi, dopo l’avvento0 della giunta Toti, era partito il progetto di realizzare l’ospedale di Ponente (Privato ma con contratto per servizio pubblico) sull’altopiano degli Erzelli, anche per dar vita a un quartiere abitato nella prospettiva del sempre rinviato trasferimento della Scuola Politecnica dell’Università (Ingegneria e Architettura). Ma per l’Università (con i docenti e gli studenti tutt’altro che favorevoli al trasferimento)  i tempi si continuano ad allungare, anche se il nuovo Rettore appare favorevole. Inoltre il bando per il nuovo ospedale è stato un flop. Toti vorrebbe tornare alla carica con un nuovo bando.

Si vedrà, così come non è ancora chiaro come e quando inizieranno i lavori per l’Università. Tra l’altro proprio in Valpolcevera, dove sino a una dozzina d’anni fa erano ancora operativi tre piccoli ospedali un po’ malandati (Rivarolo, Bolzaneto e Pontedecimo)  si spinge, anche sul piano dell’opinione dei residenti, per realizzare la casa di salute nell’ex ospedale Gallino, una urgenza che dovrebbe avere la precedenza sull’ipotesi di dar vita all’eventuale nuovo ospedale, sempre che su quell’area non esistono già altri progetti. Per arrivare, in tempi brevi, a una soluzione  concreta e di servizio per la popolazione occorre intanto che Comune e Regione trovino una unità d’intenti che porti a una strategia di pubblica utilità. In parole povere: occorre fare chiarezza e individuare, senza contraddizioni, gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Ci sono tanti aspetti da mettere a punto a cominciare dai servizi e dai sistemi di comunicazione che in questo momento sono ancora molto lacunosi. E’ certamente importante valorizzare e rilanciare il Ponente che in questi anni, anche prima della pandemia, ha subito tagli di imprese, di posti di lavoro e di degrado ambientale. Inoltre, proprio la vicenda del coronavirus ha messo in luce i limiti del servizio sanitario pubblico, dopo molti errori del passato, commessi dalle gestioni politiche di tutti i colori che si sono succedute negli ultimi trent’anni. Genova ha bisogno di “di più e meglio”, usando un’espressione gergale popolare. L’unica cosa di cui la cittadinanza non ha bisogno sono gli eterni dibattiti e gli stop, così come dell’ammucchiare infiniti progetti in contrasto tra di loro. Gli errori del passato non vanno fatti risorgere.