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Tutti i problemi del porto di Genova in attesa del nuovo (vecchio) presidente

di Paolo Lingua

Sono partiti i bandi, un po’ particolari, per la nomina dei 13 presidente delle Autorità Portuali italiane. La nomina, rispetto al passato, non è più di “pura” politica, ma si passa per una sorta di bando “morbido” (non un vero e proprio concorso per titoli dai contorni burocratici) in cui gli aspiranti mettono a punto in dettaglio il loro curriculum e i loro titoli. Alla fine la nomina ministeriale sarà politica come in passato (ed è perfino logico che sia così, al di fuori d’ogni retorica gratuita): c’è solo da augurarsi che la scelta sia rapida e non finisca per stazionare troppi mesi nella palude dei complicati equilibri politico-partitici.

Il sistema dei porti è sempre di maggior importanza per lo sviluppo dell’economia nazionale, anche perché è della massima importanza essere in condizioni di concorrenza internazionale sulla rapidità dei trasporti e dei passaggi burocratici che oggi, sovente, rallentano i passaggi delle merci. Un discorso che vale in modo particolare in Italia dove, rispetto ai porti del Nord Europa, incombono ancora le burocrazie e le lentezze delle dogane. Il sistema dei porti, nel rispetto di ciascuna autonomia, deve però essere collegato a strategie nazionali per rendere super-efficiente  un sistema che così non è e dove molti scali, in particolare nel Sud, rallentano più che accelerare il transito merceologico. 

La velocità del trasporto e della consegna a destinazione sono ormai a livello internazionale una realtà funzionale alla produzione stessa. Il porto di Genova – nell’asse con Savona – è una chiave strategica non solo dell’economia regionale ma dell’interno sistema nazionale, da momento che assorbe da solo più di metà del traffico marittimo nazionale. In questi mesi ha sofferto in maniera particolare per il blocco del ponte San Giorgio da ricostruire e anche per il soffocamento  e per il blocco del traffico collegato ai lavori di ristrutturazione su tutti gli assi autostradali. Questo ha portato a un netto calo dei traffici, una situazione pesante che si è ripercossa a tutti i livelli, anche sui traghetti e sulle crociere che stanno timidamente ripartendo.

Il porto è in un fervore di trasformazioni: è in corso l’assetto dell’ area della ex Fiera che deve diventare  la nuova realtà turistica e di approdo di panfili con percorsi d’acqua anche in attesa del nuovo assetto Waterfront dell’ex Palasport. Ci sono da ristrutturare gli approdi crocieristici e la nuova destinazione dell’Hennebique. C’è il discorso aperto sulla nuova destinazione del Ponte Parodi. E infine le due grandi opere strategiche: lo spostamento della diga foranea con il dragaggio dei fondali e il ribaltamento a mare in funzione  della Fincantieri.  Ci sono, accanto ad altri interventi di agevolazioni della struttura di comunicazione, dei cambiamenti epocali che implicano una gestione capace di natura più manageriale che burocratica. Oggi i porti hanno sempre una funzione pubblica ma debbono essere gestiti con una cultura di ispirazione manageriale-privata perché altrimenti non sarebbe possibile reggere la concorrenza internazionale. Tutte queste scelte e la loro gestione nel corso degli anni attendono la nuova presidenza che deve tenere conto, al di là del capoluogo, delle evoluzioni di Savona e di Vado che, con Genova, fanno sistema.

Ma che cosa accadrà? Con tutte le cautele del caso, perché non è facile essere profeti in questi campi, si sta facendo sempre più strada l’ipotesi d’una conferma per il prossimo mandato dell’attuale presidente Paolo Signorini che, tempo fa, alcune voce davano per il rientro a Roma come dirigente del ministero dei trasporti. Invece sembra prevalere l’ipotesi d’una riconferma anche in funzione della continuità e anche perché la sua funzione è apprezzata sia dal presidente delle regione Giovanni Toti, sia dal sindaco Marco Bucci. Aspettiamo quindi le prossime settimane e la decisione definitiva del ministro Paola De Micheli. Nel caso del via libera a Signorini c’è da sperare che tutte le opere in corso prendano il via, magari anche qualcuna con il modello commissariale sulla base dell’esperienza della ricostruzione del ponte autostradale, con la possibilità d’un impiego dei finanziamenti dei fondi europei. A Genova sono tutti in attesa di buone notizie.