Tre anni senza Gianluca Vialli: quando lo spirito di squadra passava anche da uno studio tv
di Simone Galdi
L'esempio di stile e umiltà di un campione anche fuori dal campo
Quanto è facile, e allo stesso modo impossibile, contare il tempo trascorso dall'Epifania del 2023. Tre anni meno un giorno, necessario al mondo per ricevere quella notizia, come un vagone di carbone nella calza digitale dei nostri telefoni. Certo, è stato quello il giorno più amaro.
Tre anni senza Gianluca Vialli, divisi a metà tra l'universo di gioie e ricordi preziosi per chi l'ha visto da vicino, calciatore-allenatore-commentatore, e la marea di rimpianti per ciò che poteva essere e non è stato. Un carnevale mancato a tinte blucerchiate. Grattata via la patina di ruggine che gli anni portavano in dote, sarebbe stato tutto di nuovo bellissimo all'interno di una definizione stringata, "Vialli presidente", che qualcuno ha reso vana teoria. Sarebbe stato meraviglioso, anche senza vincere nulla, anche senza credersi di nuovo grandi, senza pretendere alcunché se non la gioia di stare assieme un giorno dopo l'altro, una partita dopo l'altra. Solo l'amore tra un ragazzo della pianura Padana e la gente che lo aveva eletto paladino, proconsole alla pari di un altro ragazzo, un marchigiano suo inscindibile alter ego. Niente da fare, tutto riposto in eterno nel cassetto dei sogni non realizzati, per chi ama la Sampdoria come l'amava lui.
Chi legge e si aspetta un lungo riepilogo di gesta fantastiche realizzate dal campione rimarrà deluso. Non le vittorie, non il personaggio, nemmeno la sfera intima (per lui sacra ed ermetica) possono essere descritte senza cadere nel tranello della banalità. Tutto poteva essere Luca Vialli tranne che un essere umano banale. Allora chi legge perdonerà, se qui ci si sofferma su altro aspetto che lo ha riguardato in vita e in vita resta, filo invisibile e potente, quanto mai attuale.
Nel Luca Vialli che ho conosciuto in un tempo preciso della sua vita, quella parte spesa sul piccolo schermo a raccontare soprattutto il calcio e talvolta altre discipline, l'uomo sapeva essere gigante esempio di professionalità e leggerezza, di preparazione e cordialità. I ritmi televisivi impongono spesso urgenze, modi spicci, picchi nel volume della voce che altrove sarebbero pure rudezze. Luca Vialli riusciva a rendere essenziale il suo intervento, prima e durante una trasmissione in diretta, senza perdere educazione e garbo, badando al sodo con un'eleganza innaturale per l'ambiente specifico. Studiare una scaletta o chiedere un bicchiere d'acqua erano piccoli atti modellati alla stessa gentile maniera, mentre notizie e dirette si facevano incombenti, mentre gli ospiti si alternavano e noi - mestieranti tv - forse non riuscivamo a cogliere la potenza del messaggio trasmesso. Ci sono tante persone con cui quel Luca Vialli televisivo ha condiviso quella parte di percorso, a me viene in mente il manipolo della "sua" Londra, durante i Giochi Olimpici del 2012. Come detto, cose bellissime per il solo fatto di averle vissute assieme, a maggior ragione per chi nel cuore portava gli stessi colori del campione diventato "talent".
Non so dove sia Luca Vialli oggi. Mi resta il suo esempio, di chi avrebbe potuto chiedere tutto e tutto invece offriva, in nome dello spirito di squadra. Che poi un filo fosse in attesa di portarci direttamente da Londra a Genova, può essere. Mi accontento di essergli stato accanto lungo il Tamigi e aver giocato - anche pochissimo - in squadra con lui. Oggi vorrei tanto dirgli: "Manchi sempre, caro Luca".
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