Traverso (Siap): "Sicurezza a Genova, basta confusione. Ognuno si assuma le proprie responsabilità"
di Redazione
Editoriale di Roberto Traverso Siap
In questi giorni continuo a ribadire un concetto semplice: sulla sicurezza a Genova si sta creando una pericolosa confusione istituzionale che rischia di alimentare tensioni sociali e aspettative che nessuno sarà poi in grado di soddisfare.
La sicurezza pubblica è una responsabilità dello Stato. Lo prevede la legge 121/1981: il luogo deputato a governarla è il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto, con il contributo operativo di Questore, Carabinieri e Guardia di Finanza. Il Comune partecipa con un ruolo consultivo e di supporto.
Diverso è il tema della sicurezza urbana, disciplinata dal Decreto Legge 14/2017. Qui entrano in gioco i Patti per la Sicurezza, uno strumento che a Genova ancora manca e che continuiamo a rivendicare. In quel contesto, Prefetto e Sindaco sono i titolari del tavolo, mentre le Forze dell’Ordine forniscono supporto tecnico e consultivo.
Oggi, invece, assistiamo a una sovrapposizione di ruoli e competenze. Da una parte si chiedono al tavolo dell’ordine e della sicurezza pubblica risposte che riguardano la sicurezza urbana; dall’altra si sostiene che i Patti per la Sicurezza non possano partire senza nuove risorse statali. È giusto pretendere più uomini e mezzi per Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, così come avviene a Genova, Milano, Roma e in tutte le città che soffrono carenze di organico. Ma i Patti per la Sicurezza non possono trasformarsi in un braccio di ferro politico sulle risorse: altrimenti si snatura la loro funzione.
In questo quadro è fondamentale chiarire un punto spesso sottovalutato: lo Stato ha bisogno in modo concreto del supporto della Polizia Locale. Si tratta di una risorsa essenziale, che opera ogni giorno sul territorio e che, nonostante i gravi problemi di organico, rappresenta un presidio indispensabile. Insieme alle Forze dell’Ordine si possono ottenere risultati molto più efficaci, ma solo se il sistema è realmente coordinato.
Questo coordinamento deve però restare in capo allo Stato e all’autorità di pubblica sicurezza, che deve poter indirizzare e armonizzare gli interventi, soprattutto nelle situazioni critiche che si sono recentemente verificate, ad esempio in piazza Martinez o in zona Quinto. Senza una regia chiara, il rischio è quello di interventi disomogenei e di una percezione di insicurezza crescente.
La nostra preoccupazione è anche per gli operatori che ogni giorno garantiscono la sicurezza sul territorio. Le Forze dell’Ordine e la Polizia Locale lavorano sotto una pressione crescente e meritano chiarezza, non scaricabarile istituzionali.
Per questo abbiamo chiesto al Questore di far sentire la propria voce e di contribuire a ristabilire un quadro chiaro delle competenze, supportando il Prefetto, che rappresenta il Governo sul territorio.
Va inoltre ricordato che i problemi accumulati in oltre quindici anni di scarsa attenzione al tema sicurezza in Liguria non possono essere risolti in poche settimane. Servono programmazione, investimenti e una visione di lungo periodo.
Infine, c’è un tema che troppo spesso viene ignorato: l’attività investigativa. È lì che si combatte davvero la criminalità organizzata presente a Genova e in Liguria. È lì che si colpiscono gli interessi mafiosi che alimentano il traffico di stupefacenti, il degrado e l’insicurezza percepita dai cittadini.
Meno confusione e più responsabilità istituzionale. La sicurezza è una cosa seria e non può diventare terreno di scontro politico. A pagare il prezzo di questa ambiguità sarebbero i cittadini e chi, ogni giorno, indossa una divisa per proteggerli.
Roberto Traverso
SIAP
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