Traffico di clandestini, albanesi truccati e spacciati per italiani, arresti e denunce

di Michele Varì

La tratta smantellata dai carabinieri: da Genova e Palermo migranti spediti in Svizzera e Londra

I carabinieri hanno scoperto un'agenzia di viaggi illegale capace di trasformare albanesi in italiani, con tanto di trucco e lenti a contatto per fargli prendere il più possibile le sembianze delle persone titolari delle carte d'identità "riciclate". 
L'indagine è partita da una rapina in una sala slot machine del 30 luglio del 2018 messa a segno in corso De Stefanis a Genova che ha consentito di intercettare alcune telefonate fra italiani e albanesi che concordavano i viaggi illegali. 
In manette per associazione a delinquere finalizzata al traffico di clandestini aggravata dal reato transazionale grazie ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta del pm Chiara Maria Paolucci nelle scorse ore sono finite otto persone, quattro albanesi e quattro italiani, fra cui due dipendenti della città metropolitana di Palermo e un infermiere che fornivano appoggio logistico alla gang. Ad alcuni sono stati concessi i benefici dei domiliari. Diciannove invece sono gli altri indagati che erano in qualche modo legati alla gang.
Il pacchetto completo dell'agenzia di viaggio per trasformare gli albanesi in italiani costava 12 mila euro per persona. Il traffico illegale è nato perchè gli albanesi per entrare in Svizzera e Inghilterra, a differenza dei paesi comunitari, devono fornire una serie di documenti che rende quasi impossile accedervi.

I migranti arrivavano a destinazione a bordo di auto e pullmini.

Si calcola che la gang nei due anni di indagini svolte dai carabinieri della compagnia Genova Centro, come ha spiegato il comandante del comando provinciale di Genova Gianluca Feroce, sia riuscita ad accompagnare 29 clandestini a destinazione con un giro di affari di circa 350 mila euro.

Le truccatrici erano due parrucchiere, anch'esse arrestate, un'italiana e una albanese, titolari di un negozio a Savona.

L'indagine è stata avviata dalla rapina a mano armata nella sala slot di Marassi: i carabinieri si erano accorti subito che i due banditi in azione con un coltello potevano avere una "talpa" nel locale perchè avevano effettuatto la rapina nel giorno in cui c'era stato l'incasso più cospicuo, 12 mila euro.

Gli accertamenti anche grazie alle immagini delle telecamere e alle intercettazioni telefoniche hanno permesso di scoprire che una delle dipendenti era d'accordo con i rapinatori, che per simulare meglio hanno finto di picchiare la complice.

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