Teatro: successo al Duse per "Giacomo". Ronzitti: "Matteotti duttile sulle scelte, intransigente sui princìpi"
di Stefano Rissetto
Il presidente Ilsrec, l'attrice e coautrice Elena Cotugno e il nostro direttore Giampiero Timossi a confronto sulla figura del martire dell'antifascismo
Successo al Teatro Duse nel fine settimana per Giacomo, di e con Elena Cotugno, su regia di Gian Piero Borgia. In tutte le rappresentazioni lo spettacolo, incentrato sulla trasposizione drammaturgica dei due discorsi parlamentari tenuti da Giacomo Matteotti il 31 gennaio 1921 e del 30 maggio 2024, è stato seguito da un momento di approfondimento.
La stessa attrice e coautrice Cotugno, insieme con il direttore di Telenord Giampiero Timossi e Mino Ronzitti, presidente dell'ILSREC - Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea, ha analizzato ragioni e prospettive dello spettacolo.
Prendendo spunto dal contenuto di "Antifascista", il saggio dello storico Massimo L. Salvadori uscito nell'anno del centenario dell'assassinio di Matteotti, il 10 giugno 1924, Ronzitti ha spiegato come il discorso finale del parlamentare socialista segni il vero inizio della Resistenza: "Capì prima di ogni altro - spiega lo studioso - che lo stesso Mussolini nel 1922 aveva sancito l'incompatibilità del fascismo, sia pur arrivato al potere con metodi democratici con la democrazia. Visse in prima persona lo squadrismo agrario ed era consapevole del pericolo in via di concretizzazione".
"E' poco conosciuto a dispetto del ruolo fondamentale svolto nella storia d'Italia - sostiene Elena Cotugno - ed è proprio per favorirne la conoscenza rispetto alle nuove generazioni che portiamo lo spettacolo nelle scuole, ricevendo peraltro dagli studenti domande e questioni relative all'attualità. E i suoi discorsi scintillano per costruzione sillogistica e perfezione nei contenuti".
"Matteotti - conclude Ronzitti - era duttile e pragmatico sulle scelte, ma intransigente sui princìpi. Una posizione tenuta fino alle estreme conseguenze. A chi gli stava vicino in Parlamento, alla fine del discorso del 1924, disse 'E adesso preparatemi il necrologio'".
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