Associazione Teatro Carlo Felice, per Massimo Arduino "La musica è aggregativa per definizione"

di Giulia Cassini

Il ruolo dei teatri e delle realtà territoriali anche in tempi di Covid 19

Dal quindicesimo piano del Teatro Carlo Felice di Genova non solo si gode dell’impareggiabile vista sulla Superba dalla Lanterna al Palazzo della Borsa e oltre ma si trovano anche le sedi di quelle realtà che fanno da punto di incontro tra la grande musica e il pubblico: l’Associazione Amici del Teatro Carlo Felice e l’Associazione Teatro Carlo Felice.

Proprio quest’ultima, presieduta da Ina Costa, ha festeggiato da poco il trentennale essendo stata fondata il 6 ottobre 1989. Dapprima con scelte pionieristiche e oggi sempre più connesse con la tecnologia e con molteplici figure professionali svolge tantissime attività di supporto al Teatro Carlo Felice. Oltre ad aver sostenuto le necessità dell’adeguamento della sovvenzione statale, ad aver realizzato diversi progetti come “Una poltrona a Teatro” o “Genovesi all’Opera”, raccolto fondi e aiutato l’Ensemble Opera Studio del Carlo Felice con borse di studio, si occupa sempre più di colmare le distanze tra palco e spettatori.

Nelle parole del vicepresidente il musicologo e critico Massimo Arduino “Siamo sui 200 iscritti e quello che ci preme maggiormente è avvicinare gli appassionati agli artisti, a chi fa musica. Tra gli incontri recenti di maggiore successo come non rammentare quello con il mondo dell’orchestra che ha coinvolto le prime parti. Spesso si crede nella figura dell’artista divo o scostante in realtà non è così.  Non lo sono Mariella Devia, Francesco Meli che è anche un esperto di alta cucina oppure il regista, sceneggiatore e attore Giuliano Montaldo. Se mi chiedete di Mirella Freni mi ricordo le sue esibizioni anche in russo come Tatjana dell’Aria della Lettera (Eugen Onegin), il Trittico di Puccini realizzato con Bruno Bartoletti e la sua definizione di ‘sorellina di Pavarotti’, visto che avevano frequentato gli stessi luoghi. Una grande della lirica che ci ha lasciati, ma che è sempre stata il volto pulito della porta accanto. Del resto proprio Bruno Bartoletti mi disse ‘La spocchia non è dei grandi’ e aveva proprio ragione”.

Sulla situazione di chiusura dei teatri ricorda le difficoltà degli artisti non principali che sulle spese provano a chilometri di distanza e se non vanno in scena non vengono retribuiti, mentre i costi e le uscite continuano a correre, come per tutto il mondo delle professioni a contratto.  Fa anche un dotto paragone con le chiusure dei teatri nel Seicento e con Shakespeare. L’opportunità della crisi potrebbe essere dunque quella di rivedere “le regole”, di ripensare questo comparto. “La musica e il teatro sono luoghi di aggregazione per eccellenza -sottolinea Arduino- l’arte perde di significato senza un pubblico che recepisca, ci auguriamo di riprendere il prima possibile”.