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Adriana Lecouvreur, l’opera in scena per la prima volta al Teatro Carlo Felice

di Giulia Cassini

Sino al 16 febbraio “Il teatro nel teatro” con cast eccezionali

Adriana Lecouvreur, tratta da Arturo Colautti dal dramma di Scribe e Legouvé,  è un’opera di Cilea raffinata e lo diventa ancor di più nell’allestimento in scena al Teatro Carlo Felice di Genova sino a domenica 16 febbraio.

E’ teatro nel teatro o meglio opera e dramma nel teatro perché la protagonista è una famosa attrice che, in un vortice di amore e gelosia, verrà avvelenata annusando il profumo di un mazzo di fiori inviato a tradimento dalla rivale, la principessa di Bouillon. Il tenore Maurizio di Sassonia (in alternanza interpretato da Marcelo Álvarez, Fabio Armiliato e Gianluca Terranova) è conteso tra due donne: un soprano, cioè Adriana Lecouvreur (Barbara Frittoli, Amarilli Nizza e Valentina Boi) e il mezzosoprano , la principessa di Bouillon (Judit Kutasi e Giuseppina Piunti). Un’opera amatissima per il fraseggio elegante e per l’ammaliante composizione di parole e note, come nella famosa cavatina di Adriana dove si ascolta: “Io sono l’umile ancella del Genio creator: ei m’offre la favella io la diffondo ai cor”.

Dal balletto che ripropone con il fauno di Nijinsky  (trasformando il rapporto tra il fauno e due ninfe richiamando la situazione sul palco) al melologo di Adriana fino al riferimento al testo di Fedra di Racine (1677, altra storia a tre) è un lungo e colto spettacolo sino alla chiusura ad effetto che commuove.

L’opera di Francesco Cilea fu rappresentata per la prima volta il 6 novembre 1902 al Teatro Lirico di Milano, diretta da Cleofonte Campanini, con Angelica Pandolfini nel ruolo di Adriana ed Enrico Caruso in quello di Maurizio e fu subito un successo. Dimenticata poi nei maggiori teatri pressoché dal 1910 per due decenni è rientrata a buon diritto nei repertori.  Al Teatro Carlo Felice è la prima volta per l’Adriana Lecouvreur, a più di 30 anni dall’ultima rappresentazione al Teatro Margherita.

 “E’ un’opera che si sta riscoprendo – chiude  il regista Ivan Stefanutti che è stato assistito da Filippo Tadolini - la trama si può riassumere in tre parole ‘lui, lei e l’altra’ solo che in questo caso l’altra è diabolica nel suo modo di vendicarsi. Quel famoso mazzetto insieme a tutto il giro di biglietti (punti drammaturgicamente veloci come nella fine del secondo atto difficili da raccontare registicamente) crea un coacervo di situazioni problematico, una gelosia strisciante e poi perfida,  fino a un finale languido, drammatico ma non violento, in un evaporando dove la protagonista pian piano vola. L’immortalità della diva viene sottolineata da una sorpresa…a colori”.

Convince buona parte dell’opera con l’uso pulito delle scene tipica di Stefanutti,  rotto dalla luce in particolare dell’aria amorosa “La dolcissima effigie”, della celebre “Acerba voluttà”  che spazia dal minore al maggiore e il cui tema “O vagabonda stella d’oriente” diventerà il secondo Leitmotiv fino al finale tracciato in un’ottava discendente “Ecco la luce”. Ottima la resa dell’orchestra, pubblico caloroso con  Barbara Frittoli e con tutto il cast.

Organico completo, informazioni e biglietti sul sito del teatro.