Tassa e-commerce, Sada (DHL): «L’Italia rischia di autoescludersi dal mercato europeo»

di Carlotta Nicoletti

«Il rischio non solo esiste, ma si è già verificato. Quando la cosiddetta “tassa sui pacchi” era stata prevista con la finanziaria di dicembre, con validità da gennaio, l’aeroporto di Malpensa aveva già registrato un calo del 50% dei volumi e-c

Dal primo luglio 2026 entrerà in vigore la nuova tassa da 2 euro sulle spedizioni e-commerce internazionali, una misura che sta già facendo discutere il settore della logistica. Il provvedimento secondo le imprese potrebbe spostare fino al 50% dei traffici cargo verso altri hub europei come Germania, Belgio e Olanda, con conseguenze pesanti per la competitività italiana. A commentare la situazione è Antonella Sada, Head of Public Affairs, Brand & Communications di DHL.

«Il rischio non solo esiste, ma si è già verificato – spiega Sada –. Quando la cosiddetta “tassa sui pacchi” era stata prevista con la finanziaria di dicembre, con validità da gennaio, l’aeroporto di Malpensa aveva già registrato un calo del 50% dei volumi e-commerce in entrata in Italia».

Secondo DHL, il problema non riguarda soltanto il settore logistico, ma l’intero sistema economico nazionale. «È un danno importante non solo in termini di valore movimentato, ma anche per l’occupazione e per tutte le persone impiegate nella gestione di questi flussi», sottolinea la manager.

Dal punto di vista operativo, non sarebbero previsti particolari ritardi nelle consegne, ma l’introduzione della tassa comporterebbe un aggravio burocratico e amministrativo sia per le aziende sia per i consumatori. «Serviranno nuovi sistemi di monitoraggio e gestione della tassazione, con inevitabili costi aggiuntivi», spiega Sada.

Il nodo centrale, però, riguarda il posizionamento dell’Italia all’interno del mercato unico europeo. «Questa tassa da 2 euro viene applicata solo dall’Italia e da pochissimi altri Paesi europei. I grandi gruppi internazionali potrebbero quindi scegliere di effettuare le operazioni di sdoganamento in altri Paesi dove questa imposta non esiste», evidenzia.

Uno scenario che, secondo DHL, comporterebbe anche criticità sul fronte dei controlli e della sicurezza delle merci. «Se le merci vengono sdoganate in Belgio o in altri Paesi europei e poi trasportate in Italia via camion, il nostro Paese perde visibilità sui flussi e anche parte della capacità di controllo e verifica», spiega Sada.

DHL e le associazioni di categoria stanno già lavorando con il governo per cercare una soluzione condivisa. «Stiamo portando la nostra posizione sui tavoli istituzionali insieme a Confetra. Chiediamo un approccio omogeneo con il resto d’Europa», afferma la dirigente.

Il tema si inserisce infatti nella più ampia trasformazione del sistema doganale europeo prevista tra il 2026 e il 2038. «L’Europa sta lavorando per uniformare la gestione doganale tra tutti i Paesi membri. Se l’Italia continuerà a muoversi autonomamente introducendo tasse aggiuntive, rischia di autoescludersi dai benefici di questo processo», avverte Sada.

La preoccupazione del settore resta alta, soprattutto dopo quanto già registrato nei primi mesi dell’anno. «Molte aziende hanno già trovato soluzioni alternative per evitare l’Italia e difficilmente torneranno indietro, anche se il governo decidesse di rinviare ancora l’entrata in vigore della tassa», conclude.

Per DHL il rischio è concreto: perdere traffici, investimenti e competitività in un settore ormai strategico per l’economia globale e per il commercio digitale.

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