Svizzera, cresce la paura di una crisi energetica: aumenta il sostegno al nucleare

di R.P.

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Per la prima volta il 50% degli intervistati si dichiara favorevole alla costruzione di nuove centrali nucleari rispetto alla realizzazione di impianti rinnovabili

Svizzera, cresce la paura di una crisi energetica: aumenta il sostegno al nucleare

In Svizzera cresce la preoccupazione per la sicurezza dell'approvvigionamento elettrico e sempre più cittadini chiedono soluzioni rapide per evitare future carenze di energia. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'istituto gfs.bern per conto dell'Associazione delle aziende elettriche svizzere (AES).

Secondo l'indagine, il 58% degli svizzeri teme problemi nell'approvvigionamento elettrico nei prossimi anni, una percentuale in aumento rispetto al 2025. Due persone su tre ritengono inoltre che la transizione energetica proceda troppo lentamente e il 64% dubita che le sole fonti rinnovabili possano soddisfare il fabbisogno nazionale.

Tra le priorità indicate dagli intervistati, la sicurezza energetica si conferma al primo posto davanti al contenimento dei prezzi e agli obiettivi climatici. Per questo motivo cresce l'apertura verso tutte le tecnologie disponibili, compreso il nucleare.

Per la prima volta il 50% degli intervistati si dichiara favorevole alla costruzione di nuove centrali nucleari rispetto alla realizzazione di un numero maggiore di impianti rinnovabili. Il 79% sostiene inoltre il mantenimento in funzione delle centrali esistenti finché saranno considerate sicure, mentre il 59% guarda con favore ai reattori di nuova generazione.

Resta comunque elevato il consenso per le energie rinnovabili, ma in caso di insufficienza della produzione verde la maggioranza degli svizzeri preferirebbe ricorrere al nucleare piuttosto che alle centrali a gas.

L'AES invita ora la politica a prendere decisioni rapide per garantire la sicurezza energetica del Paese, sostenendo che senza ulteriori interventi la Svizzera rischia di non raggiungere gli obiettivi fissati per il 2050.

Di diverso avviso l'Associazione Traffico e Ambiente (ATA), che boccia l'ipotesi di nuove centrali nucleari definendola "una strada sbagliata". Secondo l'associazione, le nuove installazioni non sarebbero operative prima del 2050 e sottrarrebbero risorse agli investimenti in energie rinnovabili, efficienza energetica e mobilità sostenibile, considerati gli strumenti più efficaci per affrontare le sfide energetiche dei prossimi decenni.

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