Si stringono i tempi per il salvataggio di Amt. Possibile coinvolgimento di Trenitalia

di Claudio Baffico

3 min, 49 sec
Si stringono i tempi per il salvataggio di Amt. Possibile coinvolgimento di Trenitalia

Il futuro di Amt entra nella settimana decisiva. A Palazzo Tursi è arrivato il primo via libera in commissione alla delibera che affida alla giunta il compito di sostenere il percorso di risanamento dell’azienda del trasporto pubblico genovese, attraverso una manovra dal valore complessivo di 110 milioni di euro.

Martedì sarà una giornata chiave sotto due aspetti: da una parte il consiglio comunale dovrà esprimersi definitivamente sul piano, dall’altra il consiglio regionale sarà chiamato ad approvare la norma che garantisce 40 milioni di euro destinati alla ricapitalizzazione della società. Il vicesindaco Alessandro Terrile e il presidente di Amt Federico Berruti hanno lanciato un messaggio netto: senza l’approvazione del piano nei tempi previsti, l’azienda rischia di non poter proseguire l’attività.

Nel frattempo il progetto di salvataggio ha raggiunto la sua versione conclusiva, pur restando aperta la possibilità di future modifiche. Il 14 maggio è previsto il passaggio davanti all’assemblea dei soci, seguito dalle verifiche di conformità, comprese quelle relative alla disciplina sugli aiuti di Stato. Il calendario resta serrato: il 19 giugno scadranno infatti le misure protettive legate alla composizione negoziata della crisi e subito dopo dovrebbe arrivare l’omologazione del Tribunale. Terrile ha ribadito che gli impegni devono essere formalizzati entro questa settimana, senza ulteriori margini di rinvio.

Uno snodo importante è rappresentato dall’accordo siglato oggi tra Amt e sindacati sul fronte dell’efficientamento aziendale, richiesta sostenuta anche dal Comune. Tra gli interventi previsti figurano il piano di uscite incentivate attraverso il “fondino” regionale, con circa 200 lavoratori coinvolti tra luglio 2026 e dicembre 2027, il blocco selettivo del turnover ad eccezione degli autisti, la crescita della velocità commerciale grazie anche alle future corsie gialle degli assi di forza, la revisione della rete e il rafforzamento dei controlli sui titoli di viaggio tramite la riqualificazione del personale non idoneo. Previsti inoltre lo smaltimento delle ferie entro il 2026 e una drastica riduzione degli straordinari, stimata intorno all’80%.

Il nodo più discusso resta però quello relativo alla ristrutturazione del debito. Per i fornitori, ai quali Amt deve oltre 30 milioni di euro, il piano non prevede più il pagamento integrale in cinque anni: la proposta ora consiste nel saldo del 50% in un’unica tranche a gennaio 2027, senza interessi, con cancellazione della parte restante. Per rendere operativo il meccanismo sarà necessario il consenso di almeno il 60% dei creditori.

Diverso invece il trattamento riservato a Trenitalia. Dopo il lungo contenzioso sull’integrazione tariffaria, il debito è stato quantificato in 20 milioni di euro, sulla base delle proiezioni elaborate dal Cieli dell’Università di Genova. Cinque milioni saranno versati nel gennaio 2027, mentre i restanti quindici milioni saranno trasformati in strumenti finanziari partecipativi con diritti patrimoniali collegati agli eventuali utili futuri di Amt.

Terrile ha chiarito che ciò non comporterà l’ingresso di Trenitalia nel capitale societario: l’azienda ferroviaria non diventerà azionista e la struttura proprietaria resterà interamente pubblica anche dopo la ricapitalizzazione. Il sistema, ha spiegato, è simile a quello adottato nel concordato di Atac e prevede che Trenitalia possa beneficiare di una quota degli utili futuri senza acquisire quote societarie.

Durissima invece la posizione del capogruppo di Vince Genova, Pietro Piciocchi, che ha annunciato un emendamento per eliminare questa parte del piano. Secondo l’ex vicesindaco, l’operazione rappresenterebbe “un cavallo di Troia” che consentirebbe a Trenitalia di esercitare un’influenza indiretta su Amt in vista della scadenza dell’affidamento del servizio nel 2029. Piciocchi contesta inoltre il fatto che a un solo creditore sia stata riconosciuta una soluzione diversa rispetto allo stralcio previsto per gli altri.

La replica di Terrile è stata immediata: finché esisterà Amt, ha sostenuto, non ci sarà spazio per una cessione a Trenitalia. L’obiettivo sarebbe piuttosto quello di costruire una collaborazione commerciale e industriale tra trasporto su gomma e ferro, anche in vista del potenziamento del nodo ferroviario genovese.

Proprio in quest’ottica torna sul tavolo l’ipotesi di ripristinare un sistema di integrazione tariffaria con un unico biglietto valido sia per bus sia per treno urbano. Secondo Terrile, considerare Trenitalia un concorrente è stato uno degli errori più grandi degli ultimi anni. Con il rafforzamento del servizio ferroviario urbano, soprattutto nelle ore di punta, l’intenzione sarebbe quella di incentivare gli spostamenti in treno, ad esempio per chi parte da Voltri, attraverso un modello integrato tra i diversi mezzi di trasporto.

 
 

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