Se al Pronto Soccorso del Gaslini non c'è un ortopedico di guardia
di Gilberto Volpara
Nulla come le esperienze personali, in chiave sanitaria, producono giudizi perentori sulla bontà o meno di un medico e di una struttura. Comportamento molto italiano, tendenza umana: “Quel dottore è bravo perché ha risolto il mio caso o quello del mio parente”.
Premesso quanto sopra, in questa storia non va mai dimenticato il blasone, storico e attuale, d’assoluta eccellenza di un ospedale pediatrico come il Giannina Gaslini, vanto di Genova e Liguria.
Al tempo stesso, però, oltre l’eccellenza di traguardi internazionali non opinabili, c’è una quotidianità che, almeno sul fatto specifico, non pare viaggiare in parallelo con i riconoscimenti scientifici.
Succede quando in una sera d’estate scopri che il pronto soccorso di uno dei principali nosocomi nazionali per bambini è sprovvisto d’ortopedico dalle 20 alle 9 del mattino successivo con una struttura d’emergenza supportata da due medici e un gruppo di giovanissimi quanto volonterosi infermieri o tirocinanti.
Impossibile? No, tutto vero.
Succede che piccoli pazienti con braccia, gambe o clavicole rotte, provenienti da spiagge o parchi acquatici, trovino medicazioni di fortuna da chi medico non è e con abnegazione fa del proprio meglio per garantire un po’ di sollievo sebbene i bambini, tutti, siano costretti a tornarsene a casa per notti di sofferenza in attesa della visita di un ortopedico la mattina successiva.
Chiesti lumi alla direzione dell’ospedale, viene ammessa la criticità e si parla di situazione provvisoria e riconducibile a un problema di carattere più generale: la difficoltà nel reperire medici specialisti, in questo caso ortopedici.
Non solo. Il Gaslini, in quanto ospedale pediatrico, eroga prestazioni e servizi che hanno un costo superiore agli stessi erogati agli adulti: perché gli esami per i bambini possono richiedere più tempo, più personale, più apparecchiature. Ma i cosiddetti Drg, ovvero l’importo fisso rimborsato dal sistema sanitario nazionale gestito dalle Regioni, è equiparato a quello degli adulti. Con la conseguenza che ogni prestazione erogata per un bambino o una bambina risulta in perdita per l’ospedale.
Ma con una riflessione ben più alta e urgente di qualsiasi destra o sinistra al governo del Paese o della Regione, possiamo permetterci di arretrare anche sulla sanità spicciola dedicata ai bambini e possiamo consentire che sia messo in discussione un marchio come il Gaslini?
In un mondo senza più certezze, a proposito di esperienze personali, se sbricioliamo anche quelle dei più piccoli che padri siamo?
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