Sampdoria, mercato (tecnicamente, non economicamente) logico ma con un rimpianto e una lacuna
di Maurizio Michieli
Partiamo dall'aspetto economico. Non è stato - per la Sampdoria - un calciomercato all'insegna degli investimenti: i soldi spesi nell'acquisto di calciatori sono stati appena due milioni e potenziali plusvalenze future non se ne intravvedono poiché sono arrivati molti elementi svincolati e "maturi". Inoltre, sono stati elargiti, come sempre da parte di questa proprietà, lauti ingaggi (i soli nuovi drenano ben 9 milioni, a cui vanno aggiunti quelli dei "vecchi").
Insomma, parlando di denari la strategia non è chiarissima: la società chiude pesantemente il bilancio in perdita ogni anno ma non fa nulla per migliorarlo attraverso il trading dei giocatori (cosa che peraltro dichiara apertamente di voler fare). Ma questi, se vogliamo, sono problemi che potrebbero non riguardare né i tifosi né la critica. Se a Pantalone (Tey? Walker? Radrizzani? Tutti e tre in uno?) piace arricchire calciatori e procuratori e ripianare passivi, è affar loro.
Guardiamo allora soltanto all'aspetto tecnico. Il lato positivo è rappresentato dal fatto che Branco e Fredberg potrebbero avere pensato di allestire un Instant Team, una squadra subito pronta e vincente, nel senso di competitiva almeno per l'obiettivo play off. E sulla carta dovrebbero anche esserci riusciti, perché è innegabile che l'organico sia stato allestito con una logica e con calciatori di esperienza e dotati di un buon pedigree, anche internazionale. L'unica osservazione riguarda i terzini: ce ne sono tre a destra (Mbabu, Di Pardo e volendo Depaoli) e uno solo (rotto) a sinistra (Meijer, con l'adattato Cicconi in alternativa).
Resta da capire quanto conti la qualità in un campionato malmostoso come la serie B, ma le intenzioni sono buone ed è oggettivo che i vari Ravanelli, Delli Carri, Mbabu, Sinani, Insigne, Makoumbou, Verschaeren (ne cito solo alcuni) non siano degli scappati di casa. Da qui a farne una squadra vera e propria ce ne passa, ma toccherà a Bernardo Corradi dimostrare di non essere uno che improvvisamente ha deciso di fare l'allenatore di club a 50 anni (i requisiti e il carisma per uscire dal limbo li possiede tutti).
Tuttavia, è davvero un peccato abbastanza grave come da questo calciomercato la Sampdoria, a mio parere, sia venuta fuori anzitutto con un grande rimpianto: Tommaso Martinelli. Il portiere bravo lo aveva già in casa, collaudato, giovane ambizioso. Non andava perso per avventurarsi sullo spericolato terreno di un estremo difensore esotico reduce da un lungo stop (al di là del suo valore assoluto, che non sono in grado di giudicare). Martinelli è finito all'Avellino, non chissà dove.
Oltre al rimpianto, non si può fare a meno di registrare la lacuna: manca un attaccante, soprattutto di peso. Numeri di gol alla mano. E visti i problemi offensivi dello scorso anno, non è una lacuna di poco conto, tanto più che sia Lauritsen che Insigne hanno iniziato la stagione ai box. La speranza è il Tutino visto con la Juve Stabia (quando lo hanno rifornito...) si riconfermi a quei livelli. Ma come dice il proverbio, chi vive sperando muore cantando.
La Sampdoria, invece, vuole vivere e possibilmente vuole vivere bene dopo anni di immeritate e ignobili sofferenze.
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