Sampdoria. Bellucci a TN: "Più potere e fiducia ai sampdoriani nello staff"

di Claudio Baffico

4 min, 36 sec

La ricetta dell'ex bomber

Sampdoria. Bellucci a TN: "Più potere e fiducia ai sampdoriani nello staff"

La Sampdoria è stata casa sua, e il cuore batte ancora per i colori blucerchiati, anche se la vita e la carriera lo hanno portato in giro per l'Italia da calciatore, e addirittura su e giù per il mondo da allenatore. Adesso Claudio Bellucci ricopre il ruolo di mister in seconda alla Ternana, anche se quel filo non si è affatto spezzato. Anzi. In esclusiva a Telenord, Bellucci fa il punto sulla situazione della Samp e provoca con simpatia: "Ho già detto a Liverani (allenatore della Ternana, ndr), che se la Samp un giorno mi dovesse chiamare, lo lascerei da solo".

 

Come vivi il momento della Sampdoria da lontano?

"Soffrendo, come tutti i tifosi blucerchiati. Dispiace vedere la squadra in questa posizione di classifica, servirebbe una svolta per invertire la tendenza, ma sono mesi che reclamiamo questa svolta, che tuttavia non arriva mai. La situazione impone un filotto di almeno quattro risultati, ma ovviamente con una prevalenza di vittorie. Con i pareggi si fa poca strada".

 

Quali sono i problemi di questa squadra e come se ne esce?

"Sono situazioni complicate, le ho vissute sia da giocatore che da allenatore, e serve massima unità. Mi appello soprattutto ai giocatori più esperti, quelli che dovrebbero assumersi maggiori responsabilità e caricarsi sulle spalle gli altri. Invece, purtroppo, questo traino non lo vedo. Il caso più lampante è quello del "Ferraris", dove tutti interpretano la gara limitandosi al compitino, non sfruttando la spinta dei tifosi e avvertendola più come pressione che come opportunità. Il problema è che questa carica anima invece gli avversari di turno, non abituati a cornici simili e capaci di moltiplicare le forze per ben figurare".

 

Il mercato ha portato finora gli elementi che servivano o ti saresti aspettato di più?

"Innanzitutto bisogna ricordarsi che a gennaio è impossibile stravolgere l'organico. Le squadre si allestiscono in estate, questa è una finestra per compiere aggiustamenti, e inserire quei tasselli che mancano. In altre parole, chi ha giocatori che fanno la differenza se li tiene. La Samp è riuscita ad assicurarsi due elementi forti per la categoria, Esposito e Brunori, ma purtroppo il primo è già infortunato, mentre il secondo è fuori condizione. Con l'ex Palermo bisogna avere pazienza, fargli accumulare minuti nelle gambe, e portarlo il prima possibile al suo livello. Ricordo che, nella scorsa stagione, anche Coda aveva avuto problemi di questo genere, ma dopo un periodo di appannamento, ha espresso appieno le sue potenzialità".

 

All'interno della Sampdoria hai ancora amici e "vecchie conoscenze" come Lombardo, Invernizzi e Andrea Mancini. E' questa la garanzia più grande per i tifosi blucerchiati?

"L'ho sempre detto e sempre pensato. Nello staff della Samp ci sono risorse che possono fare la differenza, non solo per il loro indiscusso valore e professionalità, ma per quello che sentono per questi colori. La maglia della Samp è una seconda pelle per loro, sono i primi a soffrire, e probabilmente i primi a poter tirare fuori la squadra dalle secche. Andrea l'ho visto crescere, Attilio e Giovanni hanno visto crescere me, e so quanto sia profonda la loro sampdorianità. Conoscono l'ambiente e sono amati dai tifosi: bisognerebbe dare più spazio a personaggi come loro, e i risultati si potrebbero raggiungere più rapidamente".

 

Tra le tue vecchie conoscenze anche Evani e Foti...

"Chicco nella scorsa stagione ha compiuto un miracolo sportivo e gliene sarò eternamente grato. L'ho ringraziato personalmente e anche pubblicamente con un post su Instagram. In quanti avrebbero accettato la panchina della Samp in quella posizione di classifica e in quella situazione ambientale? Solo un allenatore che ama la Sampdoria. Si sarebbe meritato anche la conferma, per tutto quello che ha fatto e dimostrato, ma purtroppo la riconoscenza non è di questo mondo. Lillo, invece, l'ho incrociato nella mia seconda esperienza alla Sampdoria, ai tempi di Mazzarri, ma per poco tempo perchè poi lui andò via. E' molto bravo, anche per lui Genova è la seconda casa, ma ritengo che senta molto la responsabilità di allenare un club che ama, e questo coincida con la sua prima esperienza da allenatore...in prima. La questione deferimento, poi, non ci voleva. Non voglio entrare nel merito, ma questi disturbi esterni, potrebbero incidere nella serenità necessaria per preparare una partita".

 

Il mirino dei tifosi è puntato da tempo sulla società. Quante responsabilità ritieni che abbia nell'opaco periodo che sta vivendo la squadra?

"Mi limito a fare un esempio. Io non mi intendo di golf, e se mi invitano a giocare, mi informo e chiedo a chi ne sa di più. La società ha a disposizione elementi del calibro di Attilio, Giovanni e Andrea e dovrebbe delegarli maggiormente. Inoltre, anche la costante contestazione nei confronti della proprietà la interpreterei come un segnale forte per cambiare strategia. Forse adesso ne hanno preso atto a giudicare dalle recenti mosse. Speriamo che questa tendenza sia ormai consolidata".

 

Un'ultima battuta sulla gara di stasera contro lo Spezia. Come si affrontano partite così delicate?

"Pensare che il risultato debba arrivare a tutti i costi, non importa come. Ci sarà tempo per occuparsi della qualità e ad essere beli. Adesso servono i punti. Certo, il campionato è ancora lungo, ma non si può sempre rimandare l'appuntamento col successo. Una vittoria non guarirebbe i mali della Samp, ma sarebbe una medicina di cui, in questa condizione, non si può proprio fare a meno".

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