Genoa. Simone Braglia a TN: "Bijlow tra i pochi propensi a uscire, ma Leali accantonato troppo presto. Murgita uomo spogliatoio"
di Claudio Baffico
Una indimenticabile parentesi nel Genoa più bello del dopoguerra, quello arrivato in semifinale di Coppa Uefa, una carriera a difendere i pali, spesso con interventi provvidenziali. Questo e molto altro è Simone Braglia, raggiunto in esclusiva da Telenord, e attento osservatore delle vicende rossoblù, comprese quelle recenti del cambio della guardia in porta.
Ti sei ripreso dalle inebrianti emozioni vissute nella gara contro il Bologna?
"E' stata una grande partita, da ricordare, con un esito che può concretizzarsi solo al "Ferraris", e quando in campo c'è il Genoa. A far la differenza è stato lo spirito, l'agonismo, caratteristiche che sono tipiche di questa piazza e che spesso fanno la differenza".
Prima di guardare oltre, ti è mai successo da giocatore di vincere una partita dopo essere stato sotto di due gol?
"No, se la memoria non mi inganna, mentre dall'altra parte, ovvero da quella dei rimontati purtroppo sì, anche se non ricordo nel dettaglio che incontro fosse. Vorrei rimarcare, però, che non ho neppure mai avuto disavventure come quella di Skorupski. Ho chiuso la carriera in maniera meno avventurosa, e soprattutto senza mai un "rosso" sul groppone".
Che cosa può dare in termini di autostima una vittoria di questo genere?
"Sicuramente tanto, anche per come è arrivata, e non mi riferisco solo al sorpasso in extremis, ma anche alla qualità dei gol realizzati, che confermano che il Genoa dispone di una rosa di qualità. Tre reti di splendida fattura, anche se quella di Ekuban è stata davvero straordinaria. Peccato per lui che non si chiami Ronaldo, altrimenti questa prodezza l'avrebbero fatta vedere e rivedere in tv almeno per un mese. Un gol che mi ha ricordato quelli realizzati da Tomas Skuhravy in allenamento. Eh si, perchè se in gare ufficiali il boemo era noto per l'imperioso colpo di testa, al "Pio" si divertiva a cercare l'eurogol in acrobazia e, anche se può risultare sorprendente, spesso faceva centro. Appena ho visto la qualità del gol di Ekuban mi è venuto in mente Tomas a Pegli".
Contro il Bologna è stata anche la prima di Bijlow. Le piace il nuovo portiere rossoblù?
"Presto per dare un giudizio, spero faccia bene, si ambienti rapidamente e non abbia guai fisici. Ha un buon curriculum ma io di Leali mi fidavo e avrei proseguito con lui. L'olandese non è stato irreprensibile sul secondo gol, dove non ha accorciato la traiettoria di tiro, ma il ruolo di estremo difensore è delicatissimo, perchè ogni minima sbavatura viene ingigantita se il pallone finisce in rete. Non voglio sostituirmi a nessuno, ma fossi stato il mister avrei fatto ancora giocare Leali, non vedevo questa urgenza nell'avvicendamento. Tornando a Bijlow ha mostrato propensione alle uscite, aspetto ormai raro: in serie A, infatti, prima che arrivasse lui, gli unici in grado di fare delle uscite un punto forte erano Maignan del Milan e Muric del Sassuolo".
Quanto è difficile per un giocatore che viene dall'estero adattarsi subito al nostro calcio?
"I risvolti sono tanti, anche se rispetto ad un tempo, sotto un aspetto i giocatori di oggi sono favoriti rispetto a quelli di tempo fa: la lingua. Gli italiani, infatti, sono sempre meno, e chi arriva da fuori ha maggiori occasioni di dialogare e di integrarsi. Inoltre anche nello staff tecnico ci sono sempre elementi che parlano altre lingue in maniera fluente. Il Genoa, poi, ha un leader silenzioso che da anni contribuisce in maniera esponenziale alle fortune rossoblù..."
A chi ti riferisci?
"A Roberto Murgita, ragazzo splendido, genoano vero, amico sincero. Ci ho giocato assieme e ho avuto il piacere di conoscerlo e apprezzarlo. Non sono stato l'unico, considerando che ogni allenatore che subentra se lo tiene ben stretto. Tornando al discorso precedente, Roberto parla un inglese perfetto, è fantastico nel processo di inserimento dei nuovi acquisti, e sa trasmettere quello che sente dentro per i colori rossoblù. Bisognerebbe fargli un monumento. Senza esperienza da "primo", con Mimmo Criscito affianco e dopo un periodo pesante sotto tanti punti di vista, è stato l'artefice della vittoria contro il Sassuolo. Non solo per il fondamentale risultato, ma anche per la capacità di far giocare a memoria una squadra dopo averla allenata in prima persona per due giorni".
La società, però, è stata molto brava e lungimirante a scegliere un tecnico del valore e dello spessore di De Rossi. Quanto lo vedi simile alla piazza rossoblù?
"E' un bravo allenatore, e questo è un presupposto indispensabile. Poi è anche un generoso, un emblema dell'agonismo e dello spirito da battaglia. Con lui si vede un'identità di squadra chiara, oltre a possedere il merito di crederci anche quando tutto sembra perduto, come accaduto contro il Bologna, Ma non è tutto: oltre a crederci, ha una straordinaria capacità di trasmettere questa convinzione ai suoi ragazzi, infondendogli grinta e fiducia".
La partita contro la Lazio sarà un banco di prova interessante?
"Credo che abbiano più da perdere i biancocelesti, sia per gli ultimi risultati, sia per il clima pesante che si respira nell'ambiente. La strada verso la salvezza è ancora lunga, guai ad abbassare la guardia, ma il calendario presenta un appuntamento invitante per tentare di compiere un altro salto in alto. In caso contrario servirà restare ben concentrati, perchè quest'anno, in basso, non molla nessuno. E a differenza dei commenti che sento in giro, credo che tra le squadre che possono rischiare di più ci sia la Fiorentina, per nulla abituata a calarsi in questo contesto pur ricca di giocatori di talento. Credo che debba fare molta attenzione a non commettere altri passi falsi, altrimenti il suo cammino potrebbe complicarsi ulteriormente".
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