Sacrifici (e tanta prudenza) aspettando il vaccino

di Paolo Lingua

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Sacrifici (e tanta prudenza) aspettando il vaccino

I più tenaci festaioli – di tutte le età – devono essere consapevoli: abbiamo bisogno di ancora un po’ (qualche mese, inutile illudersi) di semireclusione, con tagli e sacrifici. Poi, con la distribuzione sempre più estesa del vaccino si potrà tirare il fiato e sognare il ritorno alla normalità.  Però adesso è il momento di tenere duro. Questa mattina il governo, tramite il ministro Speranza, ha confermato la Liguria ancora in zona arancione sino al prossimo 3 dicembre, quando forse c’è la speranza di tornare in zona gialla.  Ma sarà meglio dimenticare nel modo più assoluto i cenoni di Natale con assembramenti familiari o comunque di amici. Assolutamente fuori luogo le serate, sia a casa sia in locali pubblici (che saranno chiusi) per Capodanno. Proprio quest’ultima festività che è particolarmente caratterizzata dall’evasione e dall’assembramento è la più pericolosa pèer la diffusione dei contagi, come le feste estive – troppo permissive – hanno dimostrato a tutti i livelli e in tutte le località. Se non ci saranno modifiche dell’ultima ora, si annuncia il divieto assoluto, in tutta Italia, della ripresa sciistica, nonostante le pressioni degli operatori del settore, stizziti perché, a quanto pare , lo sci riprenderà in Svizzera e in Austria e forse in Francia. Ma si tratta di paesi che, nei mesi scorsi, non hanno brillato per controlli e divieti e che ancora oggi sono in forte sviluppo della pandemia. La questione è un complesso gioco di interessi economici – fin troppo comprensibili – che vedono in gioco oltre che lo Stato anche le regioni interessate, dalla cerchia alpina alle aree dell’Appennino.  Ma, alla fine dei conti, ha certamente ragione il premier Conte che ha fatto capire che il prezzo economico e sociale da pagare è meno peggio d’una terza ondata di infezioni, visti gli errori e le superficialità di questa estate.

La Liguria, tra tante regioni, sembra barcamenarsi. Ha pagato e sta pagando il prezzo del crollo turistico e tutti i rallentamenti che hanno coinvolto industrie e porti. Per non parlare del settore più in crisi, quello del commercio e in particolare della ristorazione di tutti i tipi e di tutte le dimensioni e di tutte le collocazioni geografiche. Non ci sono problemi per quel che riguarda la situazione del turismo invernale perché le località sciistiche sono un paio e non in grado di reggere  la situazione. Il danno è quindi molto limitato.

E’ probabile comunque che dopo il 3 dicembre, se i ricoveri e le infezioni  caleranno ulteriormente, che la Liguria possa scendere, come molte altre regioni nuovamente alla condizione di zona gialla. Si aprirebbe uno spiraglio per bar e ristoranti che potrebbero tenere aperto sino al tardo pomeriggio. E si avrebbe anche un po’ di respiro per il settore commerciale che potrebbe recuperare un po’ di attività in vista del Natale. Le associazioni di categoria hanno lanciato un invito alla popolazione affinchè gli acquisti delle feste si svolgano “sottocasa”, in modo da far scattare un po’ di solidarietà di quartiere o comunque locale. La crisi, inutile nasconderselo, è pesante: abbiamo aziende storiche, di ogni tipo e dimensioni, che hanno chiuso e molto probabilmente non riapriranno più. E’ probabile che le chiusura aumentino, perché la situazione della diffusione del coronavirus non si modificherà, salvo forse qualche calo generale, sino alla primavera quando cominceranno a vedersi (si spera con tutto il cuore) i primi effetti dei vaccini. I mesi di “resistenza”, volendo usare una metafora, saranno quasi sei, sempre che tutto vada bene. C’è molta fiducia invece per la riapertura delle scuole. Le lezioni a distanza, dalle scuole medie all’università, presentano, a detta di psicologi e pedagogisti, gravi limiti a tutti i livelli. Possono essere consideraste un palliativo da impiegare per qualche mese al massimo in casi estremi, ma non possono essere eterne. Ora si spera in una riapertura prenatalizia per poi puntare a una ripresa dopo le feste.

Ci sono, insomma, ancora molte incertezze e ci si muove in questi giorni con la massima cautela. Purtroppo, occorre tenere i nervi saldi e non puntare, come è avvenuto questa estate, a una incosciente corsa all’evasione. L’assembramento è forse la causa più grave delle infezioni. Festeggeremo in maniera tradizionale Natale e Capodanno alla fine del 2021. Forse sarà più bello.