Rixi a Telenord: “L’Italia deve investire di più sul mare per crescere e competere nel mondo”
di Luca Pandimiglio
"Dobbiamo rafforzare le nostre strategie marittime e consolidare i rapporti commerciali internazionali“
Il mare come leva strategica per il futuro del Paese, la necessità di fare sistema tra porti, imprese e istituzioni, e una riforma della governance portuale capace di proiettare l’Italia nel Mediterraneo e oltre. È questa la visione delineata dal viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, intervenuto a margine dell’assemblea pubblica per i 25 anni di Assiterminal.
"L’Italia investa di più sul mare” Secondo Rixi, l’Italia non sta ancora investendo abbastanza nel settore marittimo, nonostante la blue economy rappresenti uno dei comparti con il maggiore potenziale di crescita.
“L’economia del mare è quella che può crescere di più”, spiega il viceministro, sottolineando però come il contesto geopolitico internazionale sia tutt’altro che favorevole. Proprio per questo, aggiunge, è necessario che il sistema marittimo italiano lavori in maniera coordinata, condividendo competenze e buone pratiche.
Per Rixi, il rischio è quello di non sfruttare appieno il potenziale strategico del Paese. Oggi circa il 70% del commercio internazionale italiano resta concentrato all’interno dell’Europa continentale. Da qui la necessità di rafforzare la proiezione marittima italiana verso nuovi mercati, dal Sud America all’Indo-Pacifico, fino all’Africa.
"Dobbiamo rafforzare le nostre strategie marittime e consolidare i rapporti commerciali internazionali”, afferma, ipotizzando anche la possibilità di acquisire infrastrutture portuali in altri Paesi per sostenere la presenza economica italiana all’estero.
Le opere strategiche: Genova e Livorno - Tra gli investimenti considerati prioritari dal Governo, Rixi individua due grandi progetti infrastrutturali: la nuova diga foranea di Genova e la Piattaforma Europa di Livorno.
La diga di Nuova Diga Foranea di Genova viene definita “l’opera a mare più importante del continente”, destinata a raddoppiare la capacità del principale porto italiano grazie a un’infrastruttura realizzata su fondali superiori ai 40 metri.
Accanto a Genova, il viceministro indica come strategica anche Piattaforma Europa, progetto che — dopo anni di rallentamenti — dovrebbe accelerare grazie al nuovo commissariamento.
Rixi insiste però su un altro punto: il coinvolgimento diretto dei privati nelle opere infrastrutturali.
“Le concessioni dovranno includere anche la realizzazione di moli, dighe e opere fredde, oggi interamente a carico dello Stato”, spiega, sostenendo che una maggiore partecipazione privata possa accelerare i processi e rendere più efficiente l’utilizzo delle aree portuali, oggi spesso sottoutilizzate.
Digitalizzazione e piattaforma unica nazionale - Uno dei capitoli centrali dell’intervista riguarda la digitalizzazione dei porti italiani. Il viceministro ricorda come il Governo abbia investito 260 milioni di euro, anche grazie ai fondi del PNRR, per modernizzare un sistema che definisce “completamente analogico”.
Secondo Rixi, i porti italiani hanno storicamente operato con linguaggi, procedure e sistemi informativi differenti, senza una reale interoperabilità.
Per superare questa frammentazione, il Ministero sta lavorando a una piattaforma digitale comune che coinvolgerà non solo le autorità portuali, ma anche oltre 1.800 aziende del settore logistico e marittimo.
L’obiettivo è creare una piattaforma nazionale integrata capace di seguire le merci lungo tutta la filiera, semplificando documentazione, autorizzazioni e procedure doganali.
Grande attenzione sarà riservata anche alla cybersecurity e alla smaterializzazione documentale, con l’intento di velocizzare sdoganamenti e operazioni portuali.
“Servono regole comuni e una governance coordinata” - Per Rixi, la sfida principale è trasformare l’Italia in un pilastro logistico del Mediterraneo per l’Europa. Per riuscirci, però, servono regole comuni e una governance più coordinata.
Il viceministro sostiene la necessità di un soggetto capace di coordinare alcune attività sopra le singole autorità portuali, così da uniformare procedure e diffondere le migliori pratiche in tutto il sistema nazionale.
“Le buone pratiche non devono restare patrimonio di un singolo porto”, osserva.
Pur senza assumere posizioni ideologiche, Rixi critica quelle che definisce “rendite di posizione” e una visione “di piccolo cabotaggio”, ribadendo l’ambizione di fare dell’Italia “la prima economia marittima del continente”, superando anche i Paesi del Nord Europa.
Il nodo Porti d’Italia S.p.A. - Il viceministro affronta anche il tema della riduzione del capitale sociale di Porti d’Italia S.p.A., scelta che ha suscitato dibattito politico e mediatico.
Rixi difende apertamente la decisione, spiegando che la priorità non è la dimensione del capitale iniziale, ma l’efficacia dello strumento operativo.
“Sul mare serve unità nazionale” - Rixi lancia un appello a superare gli scontri politici sulla riforma portuale e sul futuro del sistema marittimo italiano.
Il viceministro auspica che il Parlamento riesca a costruire una riforma condivisa, capace di guardare oltre le contrapposizioni partitiche.
“Il Paese non è di destra o di sinistra, il Paese si chiama Italia”, dichiara.
In un contesto geopolitico complesso, conclude Rixi, il mare dovrebbe diventare un terreno di unità nazionale, per consentire all’Italia di costruire una visione di lungo periodo e rafforzare il proprio ruolo strategico nel Mediterraneo e nei commerci globali.
Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook.
Altre notizie
Porto di Ravenna, record storico di carico: la Star Sophia scarica oltre 53mila tonnellate
11/05/2026
di Redazione
Centro Riduzioni emissioni marittime: Cargill entra come nuovo membro
05/05/2026
di Redazione

