Rinnovabili bloccate, in Italia il 70% dei progetti è fermo: serve una svolta nelle autorizzazioni

di R.S.

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Vessa: "Dobbiamo passare dall’autorizzazione all’assunzione di responsabilità, chi presenta un progetto deve certificare il rispetto delle norme"

Rinnovabili bloccate, in Italia il 70% dei progetti è fermo: serve una svolta nelle autorizzazioni

Il settore delle energie rinnovabili in Italia è alle prese con uno stallo senza precedenti: su 1.781 progetti presentati, circa 1.200 risultano sospesi, pari a quasi il 70% del totale. Alla base del blocco ci sono i ritardi nelle procedure autorizzative e la carenza di istruttorie tecniche, che stanno rallentando in modo significativo lo sviluppo del comparto.

Le conseguenze sono pesanti: la capacità di installazione di nuovi impianti è crollata del 75% e il raggiungimento degli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) appare in forte ritardo, con le rinnovabili ferme al 25% del target previsto.

A lanciare l’allarme in un'intervista a Repubblica è Pasquale Vessa, CEO di Vessa Holding, che propone un cambio radicale del sistema: superare il modello dell’autorizzazione unica introducendo un meccanismo di autodichiarazione dei progettisti, con controlli successivi da parte delle autorità. “Dobbiamo passare dall’autorizzazione all’assunzione di responsabilità: chi presenta un progetto deve certificare il rispetto delle norme, mentre i controlli arrivano dopo”, sostiene.

Secondo Vessa, il sistema attuale non è più in grado di gestire l’elevato numero di pratiche: “Le commissioni non riescono a prendere decisioni. È necessario cambiare paradigma”. La proposta punta a velocizzare l’avvio dei progetti, mantenendo comunque verifiche e sanzioni in caso di irregolarità.

Il ritardo accumulato pesa anche sul lungo periodo. Dopo una fase di crescita avviata nel 2008, il settore si è sostanzialmente fermato dal 2012, perdendo anni cruciali per lo sviluppo energetico del Paese. Un rallentamento che oggi ha effetti anche su occupazione e investimenti, con capitali disponibili – anche dall’estero – che restano inutilizzati.

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