Regione Liguria, botta e risposta sul disavanzo della sanità ligure nel 2025
di c.b.
Al centro dello scontro politico c'è un numero: 119 milioni di euro. È l'ammontare del disavanzo registrato dalla sanità ligure nel 2025, vale a dire la differenza tra le risorse assegnate dal Fondo sanitario nazionale e la spesa effettivamente sostenuta dalla Regione. Un dato che per il centrosinistra rappresenta il segnale di una gestione in difficoltà, mentre per la giunta guidata da Marco Bucci è il risultato di una scelta precisa: aumentare gli investimenti nel sistema sanitario senza introdurre nuove imposte né ridurre altri servizi.
La copertura del disavanzo è stata garantita attraverso una manovra predisposta dall'assessora al Bilancio Claudia Morich, che rivendica il metodo adottato. "Stiamo destinando alla sanità circa 120 milioni di euro in più senza penalizzare le altre politiche regionali", sostiene l'assessora, spiegando che le risorse utilizzate erano state temporaneamente prelevate da altri capitoli di spesa e successivamente reintegrate attraverso il provvedimento di assestamento di bilancio approvato nelle scorse settimane.
Sulla stessa linea il presidente Bucci, che evidenzia come il riequilibrio dei conti sia stato raggiunto grazie all'utilizzo di sopravvenienze attive, evitando così sia tagli sia aumenti della pressione fiscale. Secondo il governatore, la conferma dell'efficacia delle scelte compiute arriva anche dai risultati ottenuti sul fronte delle liste d'attesa, che avrebbero registrato un netto miglioramento secondo i dati elaborati da Agenas.
L'opposizione, però, contesta duramente questa lettura. Per l'ex candidato presidente Andrea Orlando, il problema non riguarda un episodio isolato ma un deficit che rischia di diventare strutturale. Orlando accusa la maggioranza di non aver affrontato le cause profonde dell'aumento dei costi e di aver presentato misure incapaci di produrre effetti significativi nel lungo periodo. Nel mirino finisce anche la riorganizzazione del sistema sanitario regionale, compresa la creazione dell'Asl unica, che secondo i dati citati dall'esponente dem avrebbe generato risparmi estremamente limitati.
Ancora più duro il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Armando Sanna, che sottolinea come il disavanzo corrisponda a oltre 8 milioni di euro al mese. Secondo l'esponente democratico, le risorse necessarie per coprire il deficit finiranno inevitabilmente per incidere su altri settori strategici, dall'agricoltura alla formazione fino ai fondi europei, con ripercussioni dirette sui cittadini liguri.
Anche il Movimento 5 Stelle attacca la gestione della giunta. In aula il capogruppo Stefano Giordano ha portato simbolicamente uno scatolone di cartone, richiamando una precedente dichiarazione dello stesso Bucci secondo cui chi non chiude i bilanci in pareggio dovrebbe preparare gli scatoloni. Per Selena Candia di Alleanza Verdi e Sinistra, quello registrato nel 2025 sarebbe il peggior risultato economico della sanità ligure negli ultimi undici anni di amministrazioni di centrodestra.
Diversa la posizione di Gianni Pastorino, che pur condividendo alcune valutazioni espresse dall'assessora Morich sottolinea come il vero nodo sia rappresentato dall'insufficienza delle risorse destinate alla sanità a livello nazionale. Un problema che, a suo giudizio, pesa ancora di più in una regione caratterizzata da una popolazione particolarmente anziana e quindi con una crescente domanda di servizi sanitari e assistenziali.
Guardando al futuro, la stessa Morich invita alla prudenza. Secondo l'assessora è ancora impossibile quantificare gli effetti economici che la riforma sanitaria avviata il 1° gennaio potrà avere sui conti del 2026, anche perché manca ancora il riparto definitivo del Fondo sanitario nazionale.
Nel frattempo il dibattito sulla sanità si intreccia con quello nazionale. Bucci si è infatti schierato a favore della proposta sostenuta dal ministro della Salute Orazio Schillaci riguardo al coinvolgimento dei medici di medicina generale nelle Case di comunità. Il presidente della Regione ha ricordato che molte amministrazioni regionali vedono positivamente la possibilità di impiegare i medici di famiglia come dipendenti diretti delle strutture territoriali, consentendo loro di dedicare l'intero orario di lavoro a queste realtà assistenziali.
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