Quel gol lo avrebbe annullato anche Caccamo, Genoa bello e incompiuto

di Gessi Adamoli

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Quel gol lo avrebbe annullato anche Caccamo, Genoa bello e incompiuto

Quel gol lo avrebbe annullato anche Felice Caccamo, il parzialissimo inviato della Gialappa’s sul Napoli. Inutile spiegare che Vazquez aveva preso posizione scegliendo benissimo il tempo della chiusura e che l’unica possibilità per De Bruyne di tirare a rete era che l’avversario finisse per terra. Detto fatto… Semmai la domanda da porsi è perché Orsato, al suo debutto da designatore, abbia puntato proprio su di lui, l’ineffabile Marco Di Bello da Brindisi, per la partita del Ferraris. “Non voglio noie nel mio saloon…” dovrebbe essere una saggia linea di condotta e invece i guai Orsato se li è andati a cercare. Non servono gli algoritmi per capire che tra Di Bello ed il Genoa c’è poco feeling: solo 3 vittorie nei 16 incontri diretti dall’arbitro brindisino (l’ultima 5 anni e mezzo fa: 1 a 0 al Cagliari) e addirittura 11 sconfitte.  Otto anni di errori ai danni del Genoa: il primo all’Olimpico quando, nei minuti di recupero, Pandev, sul 3 a 2 per la Roma, doveva solo spingere di testa la palla in porta la palla del pareggio. Invece in porta ci finì lui a causa di una spinta a due mani sulla schiena da parte di Florenzi. In questo Di Bello si dimostra coerente: le spinte sulla schiena dei giocatori del Genoa non sono mai fallo. “È la cosa più brutta che mi sia capitata da quando sono nel calcio“, è stato il commento a fine partita di De Rossi, che ha giustamente lasciato al ds Lopez il compito di protestare ufficialmente per conto della società. “La cosa più brutta”, ma solo perché quel 16 dicembre 2018 lui stava dall’altra parte della barricata. De Rossi ha anche detto che “Di Bello non è scarso”, ma, detto che errare è umano ed è sacrosanto che questo diritto lo abbiano anche gli arbitri, cosa pensare però di un direttore di gara che sistematicamente sbaglia sempre nella stessa direzione. È sfortunato?

La domanda che viene spontaneo porsi quando si verificano situazioni del genere è perché non si torna al sorteggio degli arbitri come nella stagione 1984-85 quando a vincere lo scudetto fu il Verona.

La speranza (troppo spesso risultata vana) è che alla fine della stagione gli errori a favore e quelli a sfavore si compensino, anche perché il campionato del Genoa si giocherà punto a punto come sottolineato nel comunicato della società rossoblù: "Ci alleniamo ogni giorno con una certezza: ogni punto per il Genoa è una conquista, ed ogni punto che perdiamo deve essere meritato e conquistato da l’avversario. Quando si tratta di raggiungere i nostri obiettivi un punto ottenuto alla prima giornata vale tanto quanto uno conquistato all’ultima. Oggi proviamo frustrazione e sconcerto. Ogni punto conta".

Delusione, amarezza, frustrazione, rabbia. Tutti stati d’animo legittimi dopo il furto legalizzato di sabato sera al Ferraris. “Ma parliamo di calcio…”, ha detto De Rossi, che ancora una volta ha dimostrato una naturale predisposizione alla comunicazione, nel rovente dopo partita. Ed il calcio ci ha detto che il Genoa ha disputato uno straordinario primo tempo impedendo, con un efficace pressing, al Napoli per 30/35 minuti di uscire dalla propria metà campo. Il problema, come ha onestamente osservato lo stesso De Rossi, è che tale e tanto dispendio di energie hanno prodotto poco e niente quanto ad occasioni da rete. Ed il gol rischia di essere un problema a meno che Milutin Osmajic, ventisettenne montenegrino dal passato burrascoso, non si riveli una scommessa vincente. Per creare occasioni da gol serve qualità. Quella che ha dato Messias che si è inventato con una magia l’unica occasione da rete del Genoa nel secondo tempo, smarcando al tiro Sow (pregevole il suo inserimento meno la conclusione) e che dovrebbe portare Traorè che report ottimistici danno già in panchina domenica all’Olimpico contro la Lazio.

Sabato sera nell’undici iniziale non c’era nemmeno un nuovo acquisto e nel finale De Rossi ha gettato nella mischia il giovane slovacco Zulevic (19 anni il prossimo 14 settembre). Un messaggio ai naviganti? Riparliamone a mercato chiuso nella speranza che non parta Frendrup, semplicemente monumentale contro il Napoli. De Rossi gli ha pronosticato un futuro in Champions League se riuscirà migliorare la fase di possesso palla alla quale si dedica quotidianamente mentre i compagni sono già sotto la doccia. Si ricorda il mio amico Maurizio Michieli, che tanto aveva ironizzato, cosa scrissi di Frendrup quando il Genoa era ancora in serie B e con Blessin giocava e non giocava? “Avesse anche i piedi educati sarebbe nel Manchester City”.

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