Quanto conta in Italia l’estrema destra neofascista?

di Paolo Lingua

Quanto conta in Italia l’estrema destra neofascista?

La sgradevole e preoccupante manifestazione di sabato scorso, con le punte critiche a Roma e a Milano, merita analisi e approfondimenti, non solo per quelli che potranno essere gli strascichi penali e giudiziari, ma anche e maggiormente per quello che potrà emergere sul comportamento politico e sulle marginalità estremiste della società italiana.  E’ chiaro, anche se per il momento mancano i dettagli organizzativi e l’analisi dei possibili collegamenti tra tante realtà sociali differenti, che alle spalle della manifestazione ci sono stati gruppi politici organizzati, certamente quelli collegati ai movimenti neofascisti e di estrema destra, ma non sono mancate realtà, difficilmente valutabili, di natura anarcoide (in un certo senso più di sinistra), accanto ai confusi gruppi “no vax”. Ma, a tirare le somme, ci sono stati gruppi organizzati, più esperti di manifestazioni del genere, che hanno coinvolto masse animate soltanto dal negazionismo  fine a se stesso. E questo spiegherebbe, almeno in parte, l’assalto al pronto soccorso.

Al di là delle polemiche strumentali che da tempo animano i partiti di destra (Lega e Fratelli d’Italia) contro la ministra dell’ Interno Lamorgese, che è un bersaglio ormai storico, la situazione che si è creata e che è emersa in tutta la sua drammaticità implicherebbe – il condizionale è d’obbligo -  un intervento del governo, previsto dalla legge, per chiudere e dichiarare fuori legge e contro la Costituzione  i partiti filofascisti i cui leaders sono già stati arrestati all’indomani delle manifestazioni. Su questa linea sono tutti i partiti del centrosinistra, ma con forti dubbi da parte  di Fratelli d’Italia e della Lega. Si vedrà come si muoverà il governo nei prossimi giorni, anche perché non è chiaro se ci saranno nuovi tentativi di scendere in piazza lanciando slogan alternativi all’attuale esecutivo in carica. E’ certo che una parte dei manifestanti, al di là di impegni politici o di ideologie,  vogliono proseguire a combattere contro le vaccinazioni e contro l’uso del “green passe” prendendo le distanze da fascisti e anarcoidi alternativi.  In passato   alcuni di questi gruppi hanno tentato la carte del voto ma con esiti disastrosi, restando lontani dal modesto 1%.  

Ma adesso non si potranno più neppure mimetizzare in candidature in partiti di destra, perché, per ovvii motivi, non saranno accettati. Resta quindi un problema di organizzazione e di prevenzione dell’ordine pubblico, perché non sarà più possibile, come è avvenuto sabato scorso, di essere presi in contropiede e persino poco informati. E’ indubbio che l’intervento della forza pubblica – forse capiremo il perché – è stato ritardatario per in molti aspetti inadeguato. Basta pensare lo scempio gratuito effettuato nella sede della CGIL a Roma per non parlare dell’assalto al pronto soccorso. Sentiremo in parlamento le spiegazioni della ministra , ma soprattutto sarà importante capire quali saranno le conseguenze politiche dello sgradevole episodio, sia pure alla vigilia del secondo turno delle elezioni amministrative dove si presentano fragili gli equilibri di accordi e di alleanze. E’ un momento politico molto complicato, perché una serie di appuntamenti elettorali da qui alla prossima primavera (primo tra tutti l’elezione del Capo dello Stato) condizionano molte scelte di un governo che pure prosegue per la sua strada sia sul capo della lotta all’ultima fase della pandemia, sia sulle strategie della ripresa economica. In questo contesto appare assurda e fuori tempo una eventuale ripresa di movimenti neofascisti al di fuori ormai della storia r che cercano di sopravvivere cercando di cavalcare il malessere e la protesta, a sua volta irrazionale , dei “no vax”.