“Quando Mazzini suonava la chitarra”: l'omaggio di Isola del Cantone al garibaldino Nicolò Casassa
di Gilberto Volpara
Sesta edizione del Festival dei Castelli
Il programma non è solo un omaggio ai grandi operisti italiani, ma anche una ricostruzione dell’universo musicale che accompagnò la nascita dell’Italia unita, in cui l’ascolto privato e la circolazione delle trascrizioni strumentali contribuirono a diffondere melodie e ideali tra larghi strati della popolazione.
Riferimento, la serata di venerdì prossimo al Museo Archeologico di Isola del Cantone guidata dal direttore Simone Rivara e da Veronica Meli con lo straordinario talento di Jose Scanu: musicista, concertista e divulgatore, di scuola segoviana che vanta una carriera internazionale di oltre cinquant’anni, con esibizioni nei principali teatri italiani e stranieri. Ambasciatore di Genova nel mondo, è da tempo impegnato nella valorizzazione della chitarra mazziniana e del repertorio storico dello strumento.
Il programma interno alla sesta edizione del Festival dei Castelli prevede:
Nicolò Paganini – Sonate per chitarra Paganini, genovese e innovatore del linguaggio strumentale, incarna quella modernità musicale che Mazzini vedeva come forza morale capace di educare e unire il popolo. Le 37 Sonate in forma monotematica e bipartita riflettono una musica che circola nelle case e nei salotti, luoghi cruciali per la formazione della coscienza civile. Gioachino Rossini – Sinfonia da La Cenerentola Nell’adattamento di Mauro Giuliani, la sinfonia rossiniana testimonia la diffusione domestica dell’opera: un repertorio che, pur non esplicitamente politico, accompagnò la crescita culturale della generazione risorgimentale. Rossini rappresentò il gusto musicale dell’epoca in cui maturarono anche le idee mazziniane.
Gaetano Donizetti – Anna Bolena (trascrizione di Johann Kasper Mertz) Le figure tragiche donizettiane furono spesso interpretate, dagli ambienti patriottici, come metafore della lotta per la libertà e della dignità morale. L’adattamento chitarristico di Mertz conserva la forza espressiva dell’opera, offrendo una lettura intima e cameristica di temi molto amati dal pubblico ottocentesco.
Giuseppe Verdi – Rigoletto (trascrizione di Johann Kaspar Mertz) Le melodie verdiane trascritte per chitarra restituiscono quel linguaggio immediato e popolare che rese Verdi una voce profondamente legata ai valori di giustizia, solidarietà e libertà. Pur non programmatica, la sua musica venne adottata dal pubblico come emblema del sentimento nazionale: un ideale che dialoga con il pensiero di Mazzini. Il programma non è solo un omaggio ai grandi operisti italiani, ma anche una ricostruzione dell’universo musicale che accompagnò la nascita dell’Italia unita, in cui l’ascolto privato e la circolazione delle trascrizioni strumentali contribuirono a diffondere melodie e ideali tra larghi strati della popolazione.
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