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Quale sarà la sorte dell'abbandonato Hennebique?

di Fabio Canessa

Il Punto di Paolo Lingua

Quale sarà la sorte dell'abbandonato Hennebique?

Come sempre accade a Genova, con la massima lentezza visto che dell’argomento, di tanto in tanto se ne parla, sono partiti i tempi per dar vita a una sorta di concorso internazionale di progetti sull’Hennebique, ex magazzino  di semi e granaglie, che campeggia sulla facciata del porto da più d’un secolo e che da decenni è inutilizzato e in abbandono.

Secondo una valutazione delle sovrintendenze artistiche che si sono succedute a Genova sempre negli ultimi decenni, l’edificio, in cupo cemento armato (pare il primo così realizzato a Genova e uno dei primi in assoluto in Italia), sarebbe un’opera “vintage” da preservare, una di quelle etichettate come “architettura industriale” (ce ne sono altre, soprattutto del gruppo Ansaldo, a Sampierdarena e a Sestri Ponente, già restaurate e assai più belle), che va assolutamente conservata e restaurata.

Per la verità, senza voler suscitare polemiche, dell’Hennebique si parla e su quell’edificio si sono esercitati architetti, urbanisti, politici, pubblici amministratori e persino giornalisti. Che farne? Ecco l’elenco delle proposte formulate nel tempo (e poi abbandonate come le chiacchiere da caffè): un albergo, un museo, tutt’e due le cose insieme, case di abitazione, centri culturali, sezioni dell’università,  biblioteche, e così via. Si è discusso (e lo si fa ancora) se demolirle una parte e comunque effettuare restauri, rafforzamenti e nuove collocazioni in particolare dall’interno, perché, trattandosi d’un granaio, ci sono grandi spazi vuoti.

Ci sono poi le questioni di messa in sicurezza, data la fragilità della struttura, l’introduzione di scale interne antincendio e poi, in funzione della destinazione prescelta, come affrontare i temi di parcheggio e viabilità, considerato che l’Hennebique è contiguo alla Stazione Marittima  e collegato ad aree ed edifici di traffico portuale. Una realtà assai complessa e di non facile soluzione, comunque si concludano le gare d’appalto.

Quello dell’Hennebique è dunque un caso curioso, ma non è l’unico a presentarsi con più facce o sembianti in questo momento nella zona del porto.  Solo poche settimane fa sono emerse complicate contraddizioni sul cosiddetto Waterfront di Levante, o ex Blue Print abbozzato da Renzo Piano. Infatti mentre procede con lentezza (per via dell’amianto) la demolizione dell’ex palazzo della Nira, sono emersi non pochi dubbi gli altri edifici di quella che ormai può essere definita la “ex Fiera”.

Ci sono stati possibili realizzatori che si sono già ritirati con dei dubbi sui costi. Poi si discute se abbattere  trasformare gli edifici per ora inutilizzati, dal momento che il piano di ristrutturazione prevede di salvare solo il padiglione di Jean Nouvel  e il Palasport. Ci sono nuovi dubbi se realizzare un canale interno per panfili e navi da diporto. I dubbi e le contraddizioni sono più fitti e inquietanti delle certezze.

Ci sono poi tutte le questioni inerenti alle possibili ristrutturazioni  della cantieristica dell’area di Levante del porto (Amico, Mariotti, ecc.) magari con un collegamento con le Riparazioni Navali che hanno un potenziale di mercato nazionale e internazionale sul quale l’Autorità Portuale non ha mai fatto leva.

“Dulcis in fundo” l’opera più importante e necessaria  per lo sviluppo dello scalo genovese, vale a dire lo spostamento a mare della vecchia Diga Foranea, un’opera complessa ma urgente e necessaria per consentire l’attracco delle navi mercantili di ultima generazione che hanno una dimensione e un pescaggio assai superiore a quello che oggi è possibile e consentito.  In tutta questa rivoluzione edilizia e urbanistica, ma protesa agli sforzi produttivi, emerge  ancora la discussione sull’ Hennebique, corrusco “vintage” che si specchia nelle acque del nostro porto. Quale opera decollerà per prima.? Ah, saperlo, saperlo, volendo citare Anton Cechov.