Prove d'intesa fra M5S e Pd ma la Gronda resta un boccone duro da digerire

di Marco Innocenti

I due partiti, a livello nazionale, cercano un dialogo che potrebbe cambiare le carte in tavola anche in Liguria

Prove d'intesa fra M5S e Pd ma la Gronda resta un boccone duro da digerire

Dal momento che ormai si sta discutendo sull’ipotesi d’un prossimo governo tra Pd e M5s, sarà curioso e persino divertente (anche se purtroppo abbiamo poca voglia di divertirci) capire quale sarà l’esito del dialogo – a livello locale – tra i potenziali alleati sul caso della “Gronda”. Da due giorni sappiamo che l’ineffabile ministro Danilo Toninelli ha sparato il suo ultimo colpo di cannone, prima della crisi, annunciando l’affondamento della “Gronda”. Troppo costosa secondo il supremo giudizio del sistema “costi-benefici”.

Ma il Pd ligure, in ogni occasione, ha ribadito invece il proprio sì all’opera, insistendo, dopo il crollo del Ponte Morandi, sulla doppia e urgente necessità di realizzarla. D’altro canto il governo uscente prima del 4 marzo dell’anno scorso, governo guidato dal Pd, aveva addirittura messo a punto il progetto e una prima tranche di finanziamento. Il governo giallo-verde l’aveva però bloccato, così come molte altre opere pubbliche in Italia, a cominciare dal caso clamoroso della TAV. A ripensarci, sulla base dell’innamoramento dei “grillini” per la filosofia della “decrescita felice”, la decisione di Toninelli non sorprende più di quel tanto.

La “Gronda”, lo si capiva chiaramente, era un boccone duro da digerire. Era stato un “no” mandato avanti sia nelle campagne elettorali amministrative, sia per la campagna politica. E su questo lo scontro con il Pd era stato durissimo. Ora come si siederanno al tavolo i due potenziali alleati, magari, sempre che il governo decolli nei prossimi giorni, nella ricerca di nuovi progetti e programmi, magari accarezzando l’idea di puntare a una alleanza per le prossime regionali? Per la verità, a eccezione della soddisfazione di Alice Salvatore, il Pd è immerso nel più profondo silenzio, come peraltro avviene da molto tempo.

Ma il “no” alla “Gronda” ha suscitato la rabbia di tutto il mondo economico e produttivo, sia da parte di chi fa impresa, sia da parte dei sindacati di tutti i settori. Ma sono indignati professionisti e cittadini, finanza e mondo portuale. Il Pd dovrà riflettere , anche partendo dall’episodio “localistico” del “no” di Toninelli, sulla massa di opinione pubblica ostile nei suoi confronti che sta nascendo. E’ una ostilità che, con gli altri agganci delle scelte che decolleranno da un potenziale accordo per l’esecutivo, è destinata ad accrescere e ad allargarsi a livello nazionale. Inutile pasticciare con post-ragionamenti sulla “Gronda” piccola magari realizzabile senza l’intervento della Società Autostrade, odiata dal M5s, ma in passato favorita sempre dai governi Pd.

Anche la Liguria dunque si accinge a pagare i suoi prezzi pesanti alla crisi di una politica sgangherata e di un ceto sprovveduto, confuso e pasticcione. Oppure in preda al terrore elettorale e alla ricerca affannosa del recupero delle poltrone, un sogno accarezzato in particolare dai più anziani degli attuali “colonnelli”. Perché no ancora un anno sulla poltrona di ministro prima che sia troppo tardi? D’altro canto dobbiamo ammettere che la vicenda della “Gronda”, all’inizio battezzata “bretella”, è nata sotto cattiva stella. All’inizio degli anni Novanta c’era persino la possibilità di recuperare il finanziamento pubblico per l’opera ma fu la stessa sinistra (e qualcuno dei suoi leader storici liguri) a tergiversare, per paura di perdere il consenso dei residenti delle aree attraversate, nonché per la paura delle critiche delle posizioni più estreme e degli ambientalisti. Gli stessi che avevano da sempre avversato il Terzo Valico per il quale ci volle un ventennio per decollare. La Liguria paga sempre i prezzi più alti. La situazione sarebbe comica se non fosse tragica.