Proseguono le risse a destra e a sinistra

di Paolo Lingua

Proseguono le risse a destra e a sinistra

Era scritto nel libro del destino che scoppiassero risse sia a casa delle destra, sia a casa delle sinistra, in margine alla lettura e all’interpretazione del voto. E dato che, non solo in Liguria, ma anche in tutta Italia il voto ha avuto esiti e aspetti contraddittori, nei partiti tutti inzuppano il pane nella salsa che esalta le vittorie e giustifica le sconfitte. Sono esercitazioni, in parte strumentali (anche da parte di chi le suscita) e in parte frutto d’una irrazionalità che da qualche anno s’è impadronita della politica italiana, ormai preda d’un lettorato vacuo, superficiale e ondivago. In Liguria c’è stata la sortita del presidente Giovanni Toti, gasato della vittoria schiacciante (obiettivamente è così) che ha ripreso un “dream”, già per lui fallito, di leadership nazionale con ridimensionamento della Lega e di Forza Italia. Lo scambio di piccoli e grandi veleni tra Toti, Salvini e Rixi e, indirettamente, con Berlusconi, è in parte strumentale alla divisione delle cariche nella prossima giunta e nel prossimo consiglio regionale della Liguria, come del resto è nella logica del potere, visto che il movimento del presidente è il primo partito in regione, ma non è escluso che, con il passare dei giorni sia un contrasto verbale destinato a smorzarsi. Invece, spostandoci da destra a sinistra, è emerso – e questo era atteso – il diverbio con rilettura critica dei passaggi pre-elettorali in casa del Pd. Nei giorni scorsi era scattata, indirettamente ma con chiara motivazione, la difesa di Andrea Orlando che era stato a livello nazionale il fautore della candidatura di Ferruccio Sansa e dell’accordo elettorale tra il Pd e il M5s.

Oggi, sul piano della “excusatio non petita”, è intervenuta Roberta Pinotti che aveva assecondato Orlando nella scelta di Sansa. La ex ministro della difesa ha affermato che la scelta era la migliore e che il, risultato è stato buono, sia pure nella sconfitta. In realtà le cose sono andate in maniera diversa. La scelta di Ferruccio Sansa è stata sgradita, anche se a livello di direttivi provinciali e regionale, non è emersa in maniera vistosa, ma soprattutto come “mugugno” sottotono. Sansa ha sempre criticato pesantemente la politica del Pd e ha anche scritto saggi polemici in proposito. Per il Pd, vertici e iscritti della base, era una sorta di schiaffo. E’ stato un comportamento peculiare ma eloquente l’assoluto silenzio dell’ex presidente della Regione Claudio Burlando per tutta la campagna elettorale. La scelta di Sansa, di fatto imposta a livello nazionale e “inghiottita” la livello locale, ha portato i candidati e i dirigenti del Pd a svolgere una sorta di campagna elettorale autonoma, quasi avulsa dal candidato presidente e ha provocato, come era prevedibile, lo stacco di Italia Viva e degli altri piccoli partiti, con la scelta, poi poco brillante, di sostenere Aristide Massardo.  

All’indomani del voto era evidente l’imbarazzo dei vertici a cominciare dal segretario regionale Simone Farello: questo spiega la sortita di stamani di un dirigente scafato di lungo percorso come Pippo Rossetti che ha recuperato sul filo di lana la rielezione, al terzo mandato. Rossetti ha sostenuto una tesi opposta a quella di Roberta Pinotti sapendo di avere tutte le carte in mano e aprendo una polemica interna al Pd destinata a durare, sino a una dibattito a livello di direzioni e di assemblee. La ferita del Pd non si rimarginerà tanto facilmente, anche perché i consiglieri eletti faranno quasi certamente squadra per conto loro, svolgendo la loro azione politica autonomamente, anche perché le linee strategiche del Pd sono diverse da quelle di Sansa e del M5s, partito a sua volta frastornato e pesantemente ridimensionato, nonché logorato dalla guerra di diverse correnti interne, ognuna delle quali vorrebbe una linea diversa, per non parlare della sortita, quasi da osteria alla fine d’una cena con libagioni abbondanti, di Beppe Grillo che ha proposto di abolire il Parlamento elettivo. Non dicono neppure in Bielorussia.