Processo ponte Morandi, Possetti: "Siamo qui per la giustizia, sarà una battaglia"

di Alessandro Bacci

"Mi fa effetto passare su ogni viadotto, mi immagino cosa possano avere provato loro quando si sono sentiti la terra scivolare da sotto i piedi"

Inizia l'udienza preliminare dell'indagine per il crollo del ponte Morandi. A partire dalle 9.30 nella tensostruttura del tribunale di Genova è iniziata la discussione. “Siamo qui con lo spirito di tanta speranza, trepidazione e voglia di giustizia - spiega Egle Possetti la presidente del comitato in ricordo delle vittime di ponte Morandi - Abbiamo bisogno di giustizia e siamo qui per questo, la nostra presenza è importante. Ovviamente quando ci sono così tanti elementi che vanno ad accusare delle persone è chiaro che gli avvocati faranno di tutto per trovare dei cavilli, noi pensiamo che le cose debbano andare avanti. Crediamo che il processo oggi inizi regolarmente e che il giudizio della corte di appello che deciderà se tenere o meno questo giudice non infici sul processo. Vedremo solo oggi cosa succederà. Come dalla loro parte tenteranno ogni tipo di escamotage per rallentare il processo, noi faremo di tutto per evitarlo. Sarà una battaglia.”

Nei giorni scorsi il comitato ha incontrato la ministra Marta Cantabria: “Un incontro lungo, la ministra ci ha dedicato molto tempo. Noi abbiamo portato l'elaborato del nostro avvocato per la valutazione della nuova norma di diritto penale, vogliamo che non ci siano degli stop per i processi come il nostro. Noi cerchiamo di lavorare per il futuro, abbiamo capito l'importanza di alcune cose. La ministra ha ritirato il documento, sostiene di essere tranquilla sul fatto che una rivoluzione all'interno della giustizia sta per essere fatta. Noi vigileremo come cittadini e come parenti ed interverremo qualora si vedesse che le cose non vanno come devono andare. È molto importante perché da un senso alle loro morti, se riusciremo a fare qualcosa per chi verrà dopo darà un senso a quelle morti.

Io non sono mai passata sul ponte - conclude Egle Possetti - mi fa effetto passare su ogni viadotto perchè mi immagino sempre cosa possano avere provato loro quando si sono sentiti la terra scivolare da sotto i piedi. Oggi ci sono tanti familiari ed è molto dura entrare li dentro. Anche durante le udienze per gli incidenti probatori avevamo avvocati che ridacchiavano e facevano le ole o battimani. Ma non è uno stadio è un'aula di un tribunale che vede un processo per 43 vittime più un cane. È una situazione molto sgradevole da vedere, speriamo che ci sia un po' di classe che l'altra volta c'è stata pochino.”