Premio Di Marzio, Pandev: ""Un onore nel ricordo di una persona speciale. Il Genoa? Spero lotti per altri traguardi"

di Luca Pandimiglio

"De Rossi è uno che vuole vincere, era abituato a vincere anche da giocatore. Spero possa rimanere e continuare a crescere come allenatore"

Durante un intervento in occasione del premio dedicato a Gianni Di Marzio ("Un onore nel ricordo di una persona speciale"), Goran Pandev ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera e riflessioni sul calcio italiano, con particolare attenzione al Genoa e all’evoluzione del movimento.

 

Parlando dell’evento e del legame con la città, ha sottolineato: “È un giorno speciale, ringrazio per l’invito. Sono molto legato al rossoblù del Genoa e seguo sempre con passione le partite”.

 

Sul presente del club ligure, Pandev ha espresso un giudizio sincero sulla stagione, lasciando però spazio all’ottimismo: “Il Genoa è una squadra buona per salvarsi, ma secondo me poteva fare anche un altro tipo di campionato. Speriamo che il prossimo anno possa lottare per altri traguardi, magari per qualcosa di più importante”.

 

Non è mancato un passaggio su Daniele De Rossi, elogiato per il lavoro in panchina e per la sua mentalità vincente: “È uno che vuole vincere, è abituato a vincere anche da giocatore. Spero possa rimanere e continuare a crescere come allenatore moderno”.

 

Ripensando al proprio passato, in particolare ai derby romani con la AS Roma e la SS Lazio, ha ricordato l’intensità di quelle sfide: “Il derby di Roma è una partita molto sentita, ma in campo c’è sempre rispetto. Ho avuto la fortuna di giocare contro grandissimi campioni come Eto’o”.

 

Non sono mancati i complimenti per il pubblico di Genova e lo stadio Ferraris: “A Marassi quando è pieno ti dà una sensazione incredibile. I tifosi sono il dodicesimo uomo, davvero forti”.

 

Sul tema del calcio italiano e della qualità dei giocatori, Pandev è stato diretto: “Secondo me questa squadra poteva fare molto meglio. Ci sono giocatori di qualità che potrebbero stare in squadre di livello più alto”.

 

Guardando al sistema calcio nel suo complesso, ha poi evidenziato una riflessione critica sulla formazione dei talenti: “Una volta per arrivare in Serie A dovevi fare gavetta. Oggi bastano due o tre gol per andare subito in una grande squadra. Forse il problema è nei dirigenti e nei procuratori”.

 

Infine, uno sguardo nostalgico alla Nazionale italiana: “Da bambino tifavo Italia perché c’erano campioni come Totti, Del Piero, Nesta e Maldini. Oggi sono buoni giocatori, ma quei grandissimi campioni non ci sono più”.

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