Post-governo: il destino di Giovanni Toti alle "regionali"

di Marco Innocenti

3 min, 9 sec

Il punto di Paolo Lingua

Post-governo: il destino di Giovanni Toti alle "regionali"
Anche se il decollo del nuovo partito di Giovanni Toti, di fatto scissione da Forza Italia, è forse “inciampato” in un momento storico e politico poco felice, alla fine dei conti l’attuale presidente della Regione Liguria ha più che ottime chances di essere riconfermato alle elezioni della prossima primavera. Facciamo un passo indietro. Se, con la caduta del governo precedente, nei prossimi mesi fossero state indette le lezioni politiche, il nuovo movimento di Giovanni Toti, ben visto da Matteo Salvini, potrebbe aver giocato un certo ruolo, sfruttando la pausa politica di Forza Italia. Il nuovo governo “giallorosso” che, a quanto si è capito, si fa sia pure con mille problematiche e dubbi, blocca tutti i tentativi di forza. Inoltre, dai banchi dell’opposizione fatta di “distinguo”, Berlusconi sta riconquistando qualche spazio, non tanto come crescita vistosa (questo i sondaggi non lo dimostrano sinora), quanto perché stringe altri spazi nella sua stessa area. Comunque sono giochi di tattica e di strategia tutti da verificare a da dimostrare. Ma torniamo alla prova delle elezioni amministrative, l’unica di cui nei prossimi mesi siamo sicuri. Non in tutte le Regione il nuovo movimento di Toti sarà pronto e non in tutte le regioni ha leader di forza tale da scendere in campo. Ma fermiamoci sui problemi di casa nostra, in Liguria. Già nei giorni scorsi ci chiedevamo se la nuova alleanza Pd – M5S sarà in grado di dar vita a una coalizione per le prossime elezioni regionali. Al di là dell’alleanza, come sarà possibile scegliere un candidato presidente? In casa Pd sono più i riluttanti che gli entusiasti. I leaders sono silenziosi e prudentissimi. Solo nel M5s s’è mossa Alice Salvatore lasciando intendere che lei potrebbe essere anche disponibile a una candidatura alla presidenza. Ma il Pd se la sentirebbe di fare una battaglia a favore della Salvatore con la quale ha intrecciato negli anni passati soltanto polemiche senza esclusione di colpi? E poi su quali programmi di potrebbe procedere, a partire dalla contrastata vicenda della Gronda? Ma, al tempo stesso, quale leader del Pd sarebbe accettato dai “grillini” per scalare il palazzo di Piazza De Ferrari? Tutto questo, anche se è troppo presto per azzardare previsioni, tutto sommato va a vantaggio di Toti. Infatti, al di là della creazione del suo movimento secessionista da Berlusconi, tutto il centrodestra ha l’interesse – in questo caso comune – di impedire una vittoria d’uno schieramento che veda insieme Pd, M5s e l’estrema sinistra. Toti, con un pizzico di pragmatismo e di tattica umiltà, potrà recuperare anche le tranche dell’area di centrodestra con le quali non ha realizzato alcun feeling sino a ora. Ovvero tutto quanto è collegato con i Bagnasco di Rapallo e del Tigullio e le amministrazioni e i punti di riferimento di Claudio Scajola in provincia di Imperia e in gran parte della provincia di Savona. Anche se Scajola continua a essere critico nei confronti di Salvini e della sua politica. Il sindaco di Imperia non dimentica l’ostilità della Lega nei suoi confronti anche se, di fatto, nell’estremo Ponente, in quasi tutti gli scontri a livello comunale sono stati gli “scajoliani” ad avere la meglio, anche nella difficile e complessa battaglia per il comune di Sanremo. Ovviamente tutte le vicende hanno nodi assai fitti da dipanare. Non mancano rancori, rivalità, questioni campanilistiche e polemiche cariche di ruggini. Ma lo stesso vale dall’altra parte della barricata. Toti, più che il guerriero che va allo scontro, dovrà mettere in luce le sue capacità di mediatore e di collante. Occorre forse rileggere la vita di Giulio Andreotti, sia pure con tutti i difetti del personaggio ormai mitico, per ottenere dei risultati. In politica l’importante è vincere e non partecipare con buona pace del Barone De Coubertin, fondatore delle moderne Olimpiadi.

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