Portofino, ritrovato peschereccio affondato il 2 febbraio
di Claudio Baffico
La nave spagnola Artabro – una imbarcazione di circa 90 metri, battente bandiera spagnola e impiegata dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima – ha localizzato il relitto del peschereccio Acquario ad una profondità di circa 385 metri sul fondale marino, a circa tre miglia nautiche a nord-ovest dal punto dove era stato segnalato l’affondamento.
Le ricerche, partite il 23 febbraio 2026 con l’ausilio di ecoscandaglio tridimensionale, sonar avanzati e un drone subacqueo, hanno permesso di identificare la sagoma dell’imbarcazione inabissata. Questo ritrovamento rappresenta una delle prime fasi delle operazioni e potrebbe consentire di accertare cause e dinamica del sinistro oltre a eventuali fasi di recupero.
Il peschereccio Acquario – che operava al largo di Santa Margherita Ligure / promontorio di Portofino – è affondato nel primo pomeriggio del 2 febbraio 2026 dopo aver cominciato ad imbarcare acqua a causa di una probabile falla nello scafo.
Secondo quanto ricostruito l’imbarcazione si trovava a oltre 3 miglia nautiche dalla costa quando il comandante, Dhib Zouahier ben Ali, ha lanciato l’allarme alla Guardia Costiera.
Le motovedette e mezzi di soccorso presenti in zona avevano invitato i membri dell’equipaggio ad abbandonare il peschereccio, ormai invaso dall’acqua.
Il mozzo è riuscito a buttarsi in mare e venne recuperato in condizioni di ipotermia, poi trasportato all’ospedale di Lavagna.
Il comandante, invece, non ha lasciato l’imbarcazione: o per tentare di recuperare attrezzature o per restare con la barca, secondo le prime ricostruzioni. È stato visto scomparire tra i flutti mentre l’Acquario sprofondava.
La profondità significativa del fondale e le condizioni del mare reso difficile l’intervento immediato dei soccorritori e impedirono la scoutistica con mezzi tradizionali.
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