Portofino Days, presentato il docufilm su Gino Paoli: il racconto di Mauro Graiani

di Luca Pandimiglio

"Il docufilm, intitolato Matto come un gatto - richiamo diretto a una delle celebri espressioni paoliane - è un progetto coltivato da tempo"

Ai Portofino Days è stato presentato oggi il progetto del docufilm dedicato a Gino Paoli, figura centrale della musica italiana e simbolo indissolubile della cultura genovese. A raccontarne la genesi è stato lo sceneggiatore Mauro Graiani, che ha condiviso con il pubblico il percorso creativo e umano alla base del film.

Per Graiani confrontarsi con un artista di tale portata rappresenta «un onore» ma anche «una necessità». Il cantautore, infatti, ha segnato profondamente non solo la storia musicale del Paese, ma anche l’identità stessa di Genova. «Paoli è stato tantissimo per Genova, ed è stato tantissimo per la musica italiana», ha spiegato, sottolineando l’autenticità «sconvolgente» e la coerenza che hanno sempre contraddistinto l’artista.

Il docufilm, intitolato Matto come un gatto — richiamo diretto a una delle celebri espressioni paoliane — è un progetto coltivato da tempo. La prima versione della sceneggiatura è stata completata a settembre, mentre proprio negli ultimi giorni si stanno ultimando le revisioni in vista delle riprese, previste tra la primavera e l’inizio dell’estate.

Immergersi nell’universo di Paoli, ha raccontato Graiani, significa confrontarsi con «un mondo infinito». Nonostante il cantautore abbia già raccontato molto di sé, resta ancora uno spazio narrativo capace di offrire nuove prospettive, soprattutto nel rapporto profondo e reciproco tra l’artista e la sua città: Genova è Paoli e Paoli è Genova, in un legame destinato a durare nel tempo.

Oltre alle canzoni, ciò che rimane è anche un approccio innovativo e intimista alla scrittura musicale. Paoli è stato tra i primi a cambiare il punto di vista della canzone italiana, introducendo una dimensione più personale e riflessiva nei testi.

Ma il ritratto che emerge va oltre la musica. Graiani ha ricordato anche il Paoli pittore, «meraviglioso», e ha voluto sfatare il luogo comune che lo descrive come una persona malinconica: «Non è assolutamente vero, Paoli era la vita», ha detto, evidenziandone la vitalità e la capacità di coltivare amicizie profonde.

Tra queste, spiccano figure che hanno segnato la cultura italiana, come Renzo Piano, protagonista del rinnovamento architettonico genovese, e Fabrizio De André, insieme a Bruno Lauzi, compagni di quella straordinaria stagione della cosiddetta “scuola genovese”.

Infine, emerge anche il lato più ideologico e personale dell’artista: un’anarchia che affonda le radici nella sua storia familiare ma che, come spiegava lo stesso Paoli, si traduce in una visione etica e umanistica della libertà. Non una posizione politica, ma un’utopia fondata sul rispetto e sulla libertà individuale, elemento imprescindibile per ogni vero artista.

Il docufilm si preannuncia così come un viaggio intenso e sfaccettato, capace di restituire tutta la complessità di un protagonista assoluto della cultura italiana.

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