Porti, Rixi: “Votato per aumentare il fondo destinato alle compagnie portuali”

di Marco Innocenti

“Sul blocca-autoproduzione siamo rimasti contrari: un emendamento non condiviso, che scavalca le peculiarità dei singoli scali”

È di queste ore la pubblicazione del Decreto Rilancio in Gazzetta Ufficiale, convertito in legge (17 luglio 2020, n.77) e ormai entrato in vigore. Nella conversione in legge sono state introdotte anche alcune modifiche che riguardano il lavoro nel settore portuale a partire dal raddoppio del sostegno dei lavoratori per le giornate perse durante l’emergenza Covid-19.

“I lavoratori portuali - spiega l’ex viceministro alle Infrastrutture e oggi componente della commissione Trasporti alla Camera, il leghista Edoardo Rixi - così come tutti i lavoratori del settore della logistica, hanno svolto un ruolo fondamentale nei mesi di lockdown, senza mai fermarsi e consentendo all’Italia, alle famiglie e alle imprese di poter contare su approvvigionamenti di beni di prima necessità e di energia. Le perdite di quote di lavoro negli scali, durante i mesi di chiusura totale e ora per il caos autostradale non gestito dal Mit, avevano necessità di essere compensate. Penso soprattutto alle giornate di lavoro perse negli scali di Genova e Savona, con un porto come quello genovese che per le code chilometriche di queste settimane ha perso il 30% dei traffici con tutto quello che consegue in termini di ore di lavoro, con danni stimati da Spediporto di un miliardo di euro al mese. Per questo anche come gruppo di opposizione abbiamo votato l’emendamento della maggioranza per alzare da 2 a 4 milioni di euro il massimo di spesa per il 2020 consentito alle Autorità di sistema portuale come fondo per il lavoro delle compagnie portuali e da 60 a 90 euro l’indennizzo pro capite per ciascuna giornata di lavoro perso”.

Nel decreto Rilancio è stata inserita anche una modifica alla legge 84\94 sull’autoproduzione del lavoro in porto. Perché avete votato contro? “L’emendamento presentato dalla maggioranza è stato bocciato dalla Ragioneria dello Stato perché c’è il rischio reale e concreto di incorrere in infrazione europea e quindi in danni economici all’intero settore. Inoltre, l’emendamento non è stato condiviso a monte con tutti i soggetti interessati, nessuna contrattazione tra tutti i sindacati, ma solo una parte, operatori portuali, autorità di sistema e terminalisti. L’emendamento rimanda poi la decisione finale su come si applicheranno le disposizioni per le operazioni portuali a un ulteriore decreto del ministero dei Trasporti, che ancora non ha detto come vuole procedere. Le modifiche introdotte sull’autoproduzione forse oggi accontentano qualcuno ma domani potrebbero scontentare tutti visto che con questo sistema verrà scavalcata la rappresentatività e le peculiarità dei singoli scali, dove invece l’autoproduzione era frutto di un confronto tra tutte le parti in causa”.

Cosa serve ai porti in termini di riforma nel lavoro? “I porti hanno bisogno di semplificazione e della revisione di una legge, quella sulla portualità 84/94, da troppo attesa e ancora rimandata - conclude Rixi - Questo esecutivo ha interrotto il lavoro di concertazione avviato dal governo precedente e sta dimostrando di non avere nessuna strategia sul comparto logistico-portuale: solo idee confuse e interventi raffazzonati che non aggiungono nulla, ma rischiano di penalizzare operatori e lavoratori portuali. Serve un tavolo con parti sociali, operatori, armatori, autorità di sistema e capitanerie perché a furia di rinviare e non affrontare i problemi alla radice, tenendo conto delle peculiarità dei nostri porti e di tutti il cluster del marittimo, faremo solo un grande favore a Paesi concorrenti, perdendo traffici e le nostre professionalità che il mondo portuale a livello internazionale ci invidia”.