Ponte Morandi, la nuova vita degli sfollati lontano da Certosa e la risposta alle accuse

di Fabio Canessa

A casa delle sorelle Certo al Carmine: "Quelli che oggi piangono dovevano interessarsi prima"

"Noi siamo stati fortunati. Avevamo due priorità: entrare nelle nostre case a prendere quello che ci apparteneva ed essere indennizzati. Le abbiamo raggiunte". A un anno dal crollo di Ponte Morandi, per loro è iniziata una nuova vita. Gli sfollati di via Porro e via del Campasso, costretti ad abbandonare le loro case in fretta e furia il 14 agosto, oggi hanno tutti una nuova sistemazione e una somma di denaro sufficiente a ripartire.

Le sorelle Certo, 'Mimma' e Annarita, unite da sempre, hanno scelto di farlo lontano da Certosa. Ora vivono al Carmine, in salita Carbonara, un angolo di paradiso ai margini del centro storico di Genova.

C'è chi non ha avuto la stessa fortuna. Chi vive a ridosso del cantiere con polvere e rumori, chi ha dovuto chiudere un'attività, chi ha perso il lavoro, chi ha avuto la vita stravolta. Ma il loro comitato, presieduto da Franco Ravera diventato poi il riferimento della nuova associazione, era attivo ben prima che il viadotto crollasse. "Non vi sentite in colpa per questo?", chiediamo loro. "Gli altri che adesso piangono dovevano interessarsi prima. L'indiffrerenza è il male della società. Loro hanno preferito fare un comitato per conto loro. Se non c'è unità non si raggiungono risultati".

Fabio Canessa