Ponte Morandi, demolizione agli sgoccioli. Resta solo l'enigma dei detriti

di Fabio Canessa

Operazioni più complicate del previsto per la pila 2, la crisi di governo intralcia i piani di Bucci

Entro il 14 agosto, macerie a parte, sparirà tutto ciò che resta del ponte Morandi. Sul lato ovest del cantiere sono in corso le ultime attività di demolizione della pila 2, che rimane defilata a ridosso della collina di Coronata.

Un'operazione comunque meno semplice del previsto. Un escavatore dotato di pinze idrauliche installate sopra un braccio di 30 metri di lunghezza (lo stesso utilizzato per abbattere gli edifici di via Porro) sta frantumando in piccoli pezzi la pila. Impossibile usare le gru perché la zona è troppo impervia. Per poter accedere con il braccio dell'escavatore sono state realizzate ampie piste, sbancando una parte dell'area.

Lo spazio dove si sta operando è molto sensibile perché sono presenti alcune tubazioni di gas. Vicino alla pila c'è anche una stazione con una cabina di decompressione che serve per abbassare la pressione del gas. Prima di iniziare la demolizione sono state eseguite tutte le opere di protezione necessarie. Anche questo relitto del viadotto sarà cancellato entro pochi giorni.

La prima pila del nuovo ponte è già visibile a Ponente, a pochi metri dal capannone dove mercoledì 14 agosto avverrà la commemorazione delle vittime alla presenza di Mattarella e di numerose autorità. La crisi di Governo minaccia di interferire col programma della giornata, ma al momento l'ipotesi di una convocazione lampo delle camere proprio in quei giorni sembra impraticabile. Confermati quindi Conte, Salvini, Di Maio, Toninelli e Bonisoli.

Tutto sparito del vecchio ponte Morandi, si diceva, tranne i detriti. Un ammontare di 50mila tonnellate di macerie che ancora devono essere rimosse dal cantiere. La crisi di governo a questo punto rischia seriamente di rovinare i piani al commissario Bucci, che stava dialogando pazientemente col ministro dell'ambiente Costa per ottenere il via libera al riutilizzo per Fincantieri. Se il governo dovesse cadere ufficialmente entro agosto, difficile che arrivi un decreto ad hoc. E a quel punto lo smaltimento in discarica resta l'unica alternativa per la quota che sarebbe destinata a Sestri Ponente.