Ponte Morandi, dopo la sentenza il richiamo della politica: giustizia, verità e sicurezza

di R.S.

4 min, 1 sec

Unanime il coro di commenti favorevoli alla condanna dei manager giudicati responsabili del crollo

Ponte Morandi, dopo la sentenza il richiamo della politica: giustizia, verità e sicurezza

Le reazioni del mondo politico alla sentenza sul crollo del Ponte Morandi convergono nel sottolineare il valore dell'accertamento delle responsabilità e della giustizia per le 43 vittime, pur con accenti diversi sul significato del verdetto e sulle prospettive future.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha affermato che "se i giudici hanno ritenuto così, chi ha sbagliato debba giustamente pagare", aggiungendo che "quelle 43 vittime meritano giustizia". Salvini ha inoltre sostenuto che Autostrade per l'Italia "al di là delle scuse deve rispondere coi fatti, con gli investimenti, con la manutenzione ordinaria e straordinaria".

Il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Edoardo Rixi, ha definito la sentenza "un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del Ponte Morandi". Pur ricordando che "nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate né alleviare il dolore delle loro famiglie", ha sottolineato che "il crollo non è stato una fatalità, ma il risultato di gravi errori e omissioni da parte di chi aveva il dovere di garantire la sicurezza". Rixi ha però osservato che "ci saremmo augurati un percorso giudiziario più rapido", definendo "un tempo lunghissimo" gli otto anni necessari per arrivare alla sentenza di primo grado, e ha ribadito la necessità di continuare a investire "sulla sicurezza delle infrastrutture".

Sulla stessa linea il coordinatore regionale di Fratelli d'Italia, Matteo Rosso, secondo cui "le sentenze non si commentano, si applicano" e il verdetto sul Ponte Morandi rappresenta "un monito ben chiaro: la manutenzione non è un costo". Rosso ha aggiunto che quella che "in tanti hanno chiamato tragedia oggi possiamo dire che è frutto di molteplici responsabilità, a partire dalla negligenza arrivando alla ricerca spasmodica del profitto". Pur sottolineando che "la morte di 43 persone e la vita spezzata di 43 famiglie non potrà mai essere sanata da nessuna sentenza", l'esponente di FdI ha evidenziato come oggi vi sia "più attenzione nella gestione delle manutenzioni" e ha concluso: "Nessuno si permetta più di dire che una manutenzione, ordinaria o straordinaria, sia un costo".

Per Ilaria Cavo, presidente del Consiglio nazionale di Noi Moderati, la decisione del Tribunale di Genova rappresenta "la risposta chiara che i familiari aspettavano, da otto anni", ma "non si volta pagina". Secondo Cavo, il verdetto costituisce "un passo fondamentale verso la verità", pur evidenziando la necessità di attendere le motivazioni della sentenza e di fare in modo che "una simile tragedia non si ripeta mai più".

Dal Partito Democratico, l'eurodeputato Brando Benifei ha dichiarato che "nessuna sentenza potrà restituire le 43 vittime alle loro famiglie", ma che il verdetto "restituisce dignità a una battaglia per la verità". Per Benifei è stato finalmente affermato il principio che "la tragedia del 14 agosto 2018 non è stata una fatalità, ma il risultato di responsabilità precise", denunciando il "fallimento" sia della gestione della rete autostradale sia del sistema di vigilanza.

Il capogruppo del Pd in Regione Liguria, Armando Sanna, ha affermato che la sentenza "definisce finalmente responsabilità, nomi, cognomi e pene" e che "dopo quasi otto anni, la giustizia ha fatto il suo corso". Sanna ha ricordato che "nessuna decisione potrà restituire ciò che è stato perduto" e ha sottolineato che il ricordo della tragedia deve tradursi "in un impegno concreto", fatto di responsabilità, investimenti nella sicurezza delle infrastrutture e prevenzione.

Sempre dal Pd, i parlamentari Valentina Ghio, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino e Lorenzo Basso hanno sostenuto che la sentenza "squarcia definitivamente il velo delle ipocrisie", accertando "responsabilità personali per azioni e omissioni" che hanno consentito il mancato adempimento degli obblighi di manutenzione. I quattro parlamentari hanno definito le scuse di Autostrade "arrivate davvero fuori tempo massimo", assicurando che continueranno a vigilare "perché tragedie come quella del Ponte Morandi non si ripetano mai più" e ribadendo che il verdetto rappresenta "un passaggio fondamentale nel percorso di verità e giustizia" atteso dai familiari delle vittime.

Anche il Movimento 5 Stelle, con il capogruppo al Senato Luca Pirondini, ha accolto la sentenza come un passaggio importante. "La sentenza di oggi non restituisce i loro cari, ma può restituire ciò che non deve mai mancare in uno Stato di diritto: verità e responsabilità", ha affermato, aggiungendo che "non chiude il dolore, ma gli dà almeno un senso".

Una presa di posizione è arrivata anche dalle liste civiche regionali Vince Liguria e Orgoglio Liguria. I consiglieri Matteo Campora, Federico Bogliolo, Marco Frascatore e Walter Sorriento hanno definito la decisione "un passaggio importante nel percorso di accertamento delle responsabilità", ricordando al tempo stesso il ruolo svolto dall'allora sindaco e commissario straordinario Marco Bucci, che "ha guidato una risposta rapida ed efficace all'emergenza", sottolineando come la ricostruzione del nuovo ponte abbia rappresentato "un modello riconosciuto a livello nazionale e internazionale".

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.