Lo sostengono i suoi legali che ribattono all'accusa che ha chiesto per lui una condanna a 15 anni e sei mesi di reclusione.
L'avvocato Nicola Santi ha circostanziato le affermazioni di Donferri, che era a capo delle manutenzioni di Aspi, in diverse riunioni che erano state segretamente registrate da alcuni coimputati.
In particolare, a colpire era stata una frase pronunciata il 24 ottobre 2017: "I voti ve li dovete rimangiare tutti, li dobbiamo riportare tutti a 40". Per l'accusa un voto più alto avrebbe significato intervenire prima e quindi spendere di più, ma secondo la difesa questa frase, riferita a un altro viadotto, era relativa a un episodio specifico in cui i problemi erano "distacchi superficiali", quindi "estetici e di immagine", ed erano stati sovrastimati, mentre in altre occasioni lo stesso dirigente aveva rilevato che i voti - quindi lo stato di salute delle opere - in realtà fossero troppo bassi e le criticità maggiori e aveva chiesto a Spea di alzarli. Secondo il difensore l'obiettivo di Donferri era far sì che Spea lavorasse bene. E sempre in questo senso vanno lette le intercettazioni dove il direttore delle Manutenzioni ricordava ai suoi interlocutori che nella compagine societaria erano entrati "i cinesi e i tedeschi". "L'approccio, secondo il difensore "non è di chi vuole risparmiare, ma è quello di chiarire che era cambiato lo statuto della società e bisognava in questa logica rispondere ai nuovi soci e chiarire come e dove venivano spesi i soldi. In questo senso non si potevano fare sconti a un fornitore di un servizio, come Spea".
Donferri questa mattina era in aula. Quella dei suoi legali è la penultima arringa difensiva. Da lunedì sarà la volta delle quattro udienze in cui parleranno gli avvocati di Giovanni Castellucci, già in carcere per la condanna definitiva per la strage di Avellino. Sarà poi la volta delle repliche. E proprio la loro durata consentirà di fare una previsione definitiva sulla data della sentenza.

