Ponte Genova, famiglia Morandi: "Sciacallaggio da legali tecnico Spea, inaccettabile accusare chi non può più difendersi"
di R.S.
"Lesa profondamente la memoria di un professionista di riconosciuta competenza e integrità, colpendo altresì la sua famiglia sul piano umano e morale"
"La famiglia dell'ingegnere Riccardo Morandi (nella foto) esprime profonda indignazione per le gravissime affermazioni rese ieri nel corso del procedimento relativo al crollo del Viadotto sul Polcevera". Lo si legge in un comunicato della famiglia del progettista. Ieri Antonio Verapalumbo, difensore di Marco Vezil, tecnico di Spea per anni responsabile dell'Ufficio tecnico di sorveglianza autostradale di Genova, aveva parlato di "condotta criminale e scorretta" in riferimento a Morandi, che, a suo parere, sarebbe stato a conoscenza "del difetto di costruzione della pila 9 ma non ha detto nulla".
"Riteniamo inaccettabili - prosegue la nota - le accuse rivolte a una persona che non può più difendersi, essendo scomparsa nel 1989, e che appaiono fondate su ricostruzioni prive di adeguato riscontro tecnico e su dati che riteniamo inesatti. Tali dichiarazioni sembrano volte a spostare altrove responsabilità maturate nel corso di decenni, con particolare riferimento alla gestione e alla manutenzione dell'infrastruttura".
"Attribuire all'ingegnere Morandi - si legge ancora - non solo responsabilità progettuali, ma addirittura una consapevole e volontaria "condotta criminale" che avrebbe causato il crollo e provocato la morte di 43 persone, rappresenta un'affermazione di eccezionale gravità. Parole di questo tenore ledono profondamente la memoria di un professionista di riconosciuta competenza e integrità, colpendo altresì la sua famiglia sul piano umano e morale".
"Respingiamo con fermezza - sottolineano i familiari dell'architetto - ogni tentativo di riscrivere la storia tecnica e professionale dell'ingegnere Morandi attraverso insinuazioni che riteniamo prive di fondamento. Consideriamo inammissibile che, nell'ambito di strategie difensive processuali, si giunga a formulare accuse tanto pesanti nei confronti di chi non è più in condizione di replicare. La famiglia non intende lasciare tali dichiarazioni prive di conseguenze e si riserva di intraprendere ogni opportuna azione nelle sedi competenti a tutela della memoria, dell'onorabilità e della dignità dell'ingegnere Riccardo Morandi. Confidiamo che il dibattimento possa proseguire nel pieno rispetto dei fatti, delle responsabilità accertate e della verità processuale, senza ricorrere a ricostruzioni fantasiose che riteniamo gravemente lesive e ingiustificate, ascrivibili a un bieco sciacallaggio che nulla ha a che vedere con l'accertamento necessario e rigoroso della verità".
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