Bolzaneto, salta la mediazione sull’impianto AMIU di via Sardorella: 31 famiglie verso la causa legale
di Luca Pandimiglio
È ancora alta la tensione attorno all’impianto AMIU di via Sardorella, a Bolzaneto. Questa mattina, davanti al Palazzo di Giustizia, l’avvocato dei residenti Paolo Prato ha fatto il punto sulla vicenda che coinvolge 31 famiglie della zona, esasperate – denunciano – da anni di esalazioni, rumori e disagi ambientali.
La giornata si è aperta con la prima riunione di mediazione, passaggio obbligatorio prima di avviare una causa civile. L’incontro avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per avviare un confronto tecnico tra le parti e verificare, attraverso perizie condivise, l’effettiva entità delle emissioni e dei danni lamentati dai residenti. Tuttavia, AMIU non ha aderito alla procedura. Un’assenza che, secondo il legale, rende inevitabile il ricorso alle vie giudiziarie. “La mediazione sarebbe stata la sede più opportuna per nominare tecnici in contraddittorio ed evitare ulteriori costi ai cittadini”, ha spiegato Prato. “Purtroppo anche questo tentativo è stato vanificato”.
Le 31 famiglie coinvolte abitano nelle immediate vicinanze dell’impianto e denunciano da oltre dieci anni – in particolare dal 2014, con un aggravamento dopo il 2020 in seguito a una nuova gestione e all’ampliamento della struttura – forti esalazioni, odori legati ai rifiuti, rumori e altre emissioni ambientali. Secondo quanto riferito, i disagi inciderebbero non solo sulla qualità della vita e sul pieno godimento del diritto di proprietà, ma anche sul valore degli immobili, oggi difficilmente vendibili o locabili.
Uno dei nodi centrali riguarda la natura giuridica del danno. L’impianto è autorizzato e lecito: in questo caso si parlerebbe di indennizzo per attività legittima ma pregiudizievole. Diverso sarebbe lo scenario qualora emergessero irregolarità o superamenti dei limiti consentiti: in tal caso si potrebbe configurare un’ipotesi di risarcimento.
“Proprio la complessità della situazione avrebbe giustificato un’indagine tecnica condivisa”, ha sottolineato il legale, aggiungendo che la questione è da anni oggetto di attenzione anche politica, senza però una soluzione concreta.
Dal Comune si parla di un impianto più moderno e con minori emissioni. Per i residenti, tuttavia, l’eventuale ammodernamento non risolverebbe il problema del pregresso. Anzi, secondo l’avvocato, l’annuncio di interventi di mitigazione rappresenterebbe una conferma implicita del fatto che criticità esistano. Un eventuale accordo extragiudiziale, spiegano i residenti, potrebbe passare solo attraverso una perizia tecnica congiunta che accerti in modo oggettivo entità e intensità delle emissioni, oltre a una valutazione economica degli indennizzi – o dei risarcimenti – dovuti.
Resta sullo sfondo l’“opzione zero”, ovvero il trasferimento dell’impianto in un altro sito. Secondo quanto riferito, questa possibilità non sarebbe mai stata formalmente presa in considerazione né proposta alle famiglie. Nei prossimi giorni i residenti si riuniranno per decidere ufficialmente se procedere con l’azione legale. Dopo anni di segnalazioni e tentativi rimasti senza risposta, la strada del tribunale appare, al momento, la più probabile.
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