Ex Ilva, ministro Urso: "Molto preoccupato, la sentenza di Milano ha impatto diretto su produzione e occupazione"
di Claudio Baffico
"La sentenza cambia tutto, riscrive le regole del gioco e ha un impatto diretto sulla continuità produttiva e sull’occupazione". Con queste parole il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha commentato la decisione del Tribunale di Milano che dispone lo spegnimento delle cosiddette “aree a caldo” dell’ex Ilva di Taranto. Il ministro si è detto "molto preoccupato", sottolineando che, qualora la pronuncia dovesse incidere sul negoziato in corso per la cessione dell’azienda, "non ci sarebbero le condizioni" nemmeno per procedere con l’erogazione del prestito ponte previsto per garantire la prosecuzione delle attività.
Il provvedimento dei giudici milanesi interviene sul cuore produttivo dello stabilimento, oggi gestito da Acciaierie d'Italia. Le aree a caldo – che comprendono altoforni, acciaierie e impianti collegati alla produzione primaria – rappresentano infatti la parte essenziale del ciclo siderurgico. Il loro spegnimento comporterebbe un arresto o una drastica riduzione della produzione di acciaio, con conseguenze immediate sia sul piano industriale sia su quello occupazionale.
Dalla sentenza emerge un quadro che incide profondamente sull’equilibrio già fragile della società: la decisione impone un cambio di scenario rispetto ai piani finora ipotizzati, mettendo in discussione tempistiche, sostenibilità finanziaria e prospettive di rilancio. L’obbligo di fermare gli impianti a caldo si traduce non solo in un tema tecnico-produttivo, ma anche in una questione economica e sociale, considerata la rilevanza strategica del polo siderurgico di Taranto per l’intero comparto nazionale.
Urso ha annunciato che nelle prossime ore si confronterà con i commissari straordinari, che hanno già inserito il contenuto della sentenza nella data room a disposizione dei potenziali acquirenti, così da consentire le necessarie valutazioni. Solo dopo questo passaggio sarà possibile comprendere appieno l’impatto sul negoziato. Il ministro riferirà inoltre in Parlamento, in un’audizione già calendarizzata, e ritiene necessario un confronto anche con le organizzazioni sindacali.
La vicenda apre dunque una fase delicata, in cui decisioni giudiziarie, strategie industriali e scelte politiche si intrecciano, con effetti che potrebbero ridisegnare il futuro dell’ex Ilva e dell’industria siderurgica italiana.
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