Placanica a 25 anni dal G8: "Quel giorno ad Alimonda, con Carlo Giuliani è morta anche una parte di me"
di R.C.
"Ho incontrato anni dopo il padre di Carlo, gli ho stretto la mano e gli ho detto che ci avevano rovinato tutti e due"
A venticinque anni dai fatti del G8 di Genova, Mario Placanica, l'ex carabiniere ausiliario coinvolto nella morte di Carlo Giuliani, torna a parlare di quella giornata e delle conseguenze che, a suo dire, hanno segnato tutta la sua vita. Lo fa in una lunga intervista rilasciata a Corrado Zunino de la Repubblica.
Oggi 45enne, Placanica vive a Siano, in provincia di Catanzaro. Congedato dall'Arma nel 2005 per motivi di salute, racconta di essere seguito dal Centro di salute mentale di Catanzaro e di convivere ancora con i traumi di quanto accaduto il 20 luglio 2001. "Un po' sono morto anch'io quel giorno", afferma all'inizio dell'intervista.
Ripercorrendo i momenti di piazza Alimonda, l'ex militare sostiene di aver estratto la pistola e sparato "per allontanare" i manifestanti che stavano assaltando il Defender su cui si trovava. "Ho sparato due volte, più in aria possibile. Non ho preso la mira", racconta.
Pur prendendo atto della ricostruzione processuale, che ha portato alla sua assoluzione per uso legittimo delle armi e legittima difesa, Placanica ribadisce di nutrire dubbi sulla dinamica della morte di Carlo Giuliani. "Non penso sia stato il proiettile della mia pistola a uccidere Carlo", sostiene, aggiungendo che "il processo non ha risposto a troppe domande" e che, a suo giudizio, "mi hanno nascosto molte cose".
Nel corso dell'intervista ricorda anche l'incontro avuto anni dopo con Giuliano Giuliani, padre di Carlo. "Gli ho stretto la mano e gli ho detto che ci avevano rovinato tutti e due, io e Carlo", racconta, spiegando di non aver "mai sentito Carlo come un avversario", ma come "un ragazzo di vent'anni, come me".
La parte più intensa del colloquio riguarda però le conseguenze personali di quei fatti. Placanica descrive una vita segnata dalla malattia, dalla solitudine e dalle difficoltà economiche. "Sento le voci, forse lo sparo del G8 è partito troppo vicino al mio orecchio", racconta. E aggiunge: "Oggi ho il cervello morto, se sto in silenzio non ho un pensiero".
L'ex carabiniere sostiene inoltre di essersi sentito abbandonato dalle istituzioni. "I carabinieri hanno cercato di farmi passare per pazzo, ma sono solo un uomo distrutto", afferma. Racconta di vivere con una pensione di invalidità, di non avere più contatti con i colleghi e di affrontare una quotidianità fatta di cure e difficoltà.
"Vado al bar, gioco alle slot machine, faccio qualche schedina, ma non ho amici. Sono stato abbandonato da tutti", dice. Poi conclude: "Il G8 di Genova mi ha devastato. Ho servito lo Stato, non merito questo inferno".
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