Nuove tensioni energetiche in Europa centrale. Il gruppo ungherese MOL ha minacciato un’azione legale contro l’operatore croato JANAF se non verrà garantito l’accesso alle forniture di greggio russo attraverso l’oleodotto Adria.
Budapest sostiene di poter beneficiare dell’esenzione Ue sul petrolio russo, concessa ai Paesi senza sbocco sul mare come Ungheria e Slovacchia. La disputa nasce dopo lo stop alle consegne tramite l’oleodotto Druzhba, principale rotta via Ucraina, fermo da fine gennaio.
Secondo Mol, il trasporto via Adria è molto più costoso rispetto a Druzhba e la capacità dichiarata da Zagabria sarebbe sovrastimata. Il governo croato replica che non agirà sotto pressione e che rispetterà il quadro sanzionatorio internazionale.
La vicenda si inserisce nel clima teso tra l’Ungheria e l’Unione europea, aggravato dal veto di Budapest al nuovo pacchetto di aiuti Ue all’Ucraina. Intanto le parti hanno concordato test tecnici sulla capacità dell’oleodotto Adria, nel tentativo di superare lo scontro.
Resta il nodo della dipendenza energetica: circa l’87% del petrolio importato dall’Ungheria proviene ancora dalla Russia.
