"Pedro", una vita gentile spezzata tragicamente, gli amici lo ricordano a Telenord: "Un buono, amava la vita e ne è stato tradito"

di Claudio Baffico

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Da tempo attendeva un intervento chirurgico che avrebbe potuto offrirgli nuove prospettive e una migliore qualità di vita

A pochi giorni dalla tragica morte di Pietro Paolo Signor, "Pedro" per chi lo conosceva, gli amici hanno voluto ricordarne ai microfoni di Telenord la figura attraverso testimonianze cariche di affetto e commozione. L'uomo, poco più che quarantenne, è morto sabato scorso ai giardini di Villetta Di Negro, a Genova, in seguito a una violenta aggressione. Sulla vicenda è in corso un'indagine che vede coinvolto un cittadino senegalese irregolare, immortalato dalle telecamere di sorveglianza presenti nella zona.

 

Al di là degli sviluppi giudiziari, chi lo conosceva preferisce soffermarsi sul ricordo della persona che era. Pietro Paolo Signor viene descritto come un uomo di grande sensibilità e profondità culturale, capace di lasciare un segno in chiunque lo incontrasse. Laureato due volte, appassionato di letteratura, poeta e scrittore, aveva fatto della ricerca del significato delle cose e della riflessione sulla vita un tratto distintivo della propria esistenza.

 

Da tempo attendeva un intervento chirurgico che avrebbe potuto offrirgli nuove prospettive e una migliore qualità di vita. Nonostante le difficoltà e le fragilità legate alle sue condizioni di salute, non aveva mai smesso di coltivare interessi, relazioni e progetti, affrontando il futuro con determinazione e una profonda curiosità intellettuale.

 

Gli amici lo ricordano come una persona autentica, generosa e capace di ascoltare, dotata di una rara sensibilità umana. Sui social e nei messaggi condivisi in questi giorni emerge il ritratto di un uomo che amava la vita, la cultura e il confronto con gli altri, e che lascia un vuoto difficile da colmare.

 

Il dolore per la sua scomparsa si accompagna oggi al desiderio di conservarne la memoria, affinché il ricordo di Pietro Paolo Signor non sia legato soltanto alla violenza che ne ha spezzato l'esistenza, ma soprattutto alla ricchezza umana, culturale e spirituale che ha saputo donare a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

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