Partigiano “Bisagno”. Il sindaco Bucci: “Esempio di persona che è riuscito unire idee diverse”

di Redazione

Rovegno: Il nipote del partigiano annuncia apertura comitato per sostenere procedura canonizzazione

Partigiano “Bisagno”. Il sindaco Bucci: “Esempio di persona che è riuscito unire idee diverse”

“Bisagno, il partigiano Aldo Gastaldi, è l'esempio di una persona che è riuscito a unire persone che la pensavano in modo diverso in nome dello stesso obiettivo, la libertà”. Il suo unico partito, se volete chiamarlo così, fu il suo profondo credo religioso".

Lo ha detto il sindaco Marco Bucci intervenuto all’orazione commemorativa dedicata ai caduti della divisione “Cichero” in occasione del restauro del monumento che ne ricorda l'azione a Rovegno, uno degli ultimi comuni dell'area metropolitana di Genova in alta Val Trebbia. Alla manifestazione con il sindaco di Rovegno Giovanni Isola hanno partecipato altri numerosi primi cittadini della vallata e monsignor Nicolò Anselmi che ha officiato la messa in suffragio di partigiani caduta nella resistenza.

Presenti anche il nipote di Gastaldi, suo omonimo, Aldo Gastaldi, e Teresa Gastaldi, sorella del partigiano. Proprio il nipote ha annunciato la nascita di un comitato che si occuperà di sostenere e contribuire all'acquisizione dei documenti e delle testimonianze necessari per arrivare alla beatificazione di Bisagno, come annunciato nei giorni scorsi dal cardinale di Genova Angelo Bagnasco.

Molto apprezzato il discorso del sindaco di Genova Marco Bucci: “Sono onorato di esser qui come genovese, come sindaco di Genova e come sindaco della Città Metropolitana, è un onore, anche personalmente. In genere vado a braccio, ma oggi mi sono scritto quanto dire, perché le parole sono importanti. Rendere onore alla figura di Aldo Gastaldi, il comandante Bisagno, significa rendere onore ai partigiani e alla divisione partigiana Cichero, quindi non siamo qui solo per lui ma per tutti coloro che combatterono e morirono nella durissima lotta della resistenza per la libertà del nostro territorio e del nostro paese. Libertà, come tutti voi sapete, finisce dove comincia quella degli altri. Dobbiamo sempre tenerlo a mente. Abbiamo voluto restaurare il monumento per tanti motivi, primo perchè era davvero in cattive condizioni e questo non lancia un bel messaggio, i nostri monumenti devono essere tenuti bene perché fanno capire che noi vi poniamo valore, non sono soltanto un semplice ricordo, ma qualcosa che deve servire per noi e per le nostre prossime generazioni".

Bucci ha aggiunto: "Oggi molti di quei testimoni di quell'epoca stanno scomparendo o non ci sono più. Spetta a noi rappresentanti delle istituzioni e a tutti i cittadini il dovere di tramandarne la memoria e i valori, i principi e gli ideali che guidarono loro nella loro impresa. Azione di quei patrioti che pur appartenendo ad un ampio schieramento, perché ricordiamoci, l'ideologia ha fatto anche in senso negativo, non solo positivo, qui ricordiamo persone che erano cattolici, comunisti, socialisti, azionisti, militari monarchici. Tutti si chiamavano con un solo nome: partigiani. Un'altra dimostrazione che quando si sta tutti uniti le cose di possono fare e si possono fare bene. Essi combatterono fianco a fianco per un traguardo comune con il desiderio di ridare libertà al proprio paese liberandolo dall'oppressione e dalla tirannia. Quella di Aldo Gastaldi è una storia luminosa, tragica e nello stesso edificante. Tralascio la sua storia, perché ne hanno già parlato, vi dico solo che è ricordato il primo partigiano d'Italia per essere stato fra coloro che subito dopo l'8 settembre non si rassegnarono alla morte della patria ma pur indossando una divisa la riposero senza rinnegarla ma solo per vestire un abito diverso con cui andare a lottare per la liberà del nostro Paese, la libertà è delle cose principali che abbiamo e dobbiamo ringraziare loro che ce l'hanno data. Lui era con Giovanni Servandini, detto Bini, un militante del partito comunista clandestino, e tutti e due assieme, così diversi dal punto di vista ideologico, fondarono, ripeto assieme, un'unità di combattimento partigiana, la Cichero, che poi divenne la Divisione e la forza partigiana più organizzata, la principale e più temute su tutte le montagne genovesi e dell'entroterra chiavarese. Il famoso codice Cichero, scritto da lui, è una cosa che dovremmo tenere bene in mente e sono un monito anche per i sindaci, soprattutto per il sottoscritto. Il capo viene eletto dai compagni, è il primo nelle azioni più pericolose, l'ultimo nel ricever cibo e vestiario, gli spetta il turno di guardia più pericoloso, alla popolazione contadina si chiede ma non si prende, possibilmente si paga e si paga con i valore del mercato nero e si ricambia per quel che si riceve. Non si importunano le donne e non si bestemmia. La Cichero fu un corpo militarmente organizzato. Bisagno seppe conquistare stima e fiducia dei propri uomini, e quando un comandante è riconosciuto dai propri uomini è il segnale più importante, quella che ci vuole oggi per tante cose che facciamo. E visse questo come un servizio per la sua patria. Non come segno di potere. Possedeva un eccezionale senso della giustizia e valuta con attenzione se la sua azione poteva a mettere a rischio anche solo una vita dei suoi soldati. Visse il dramma di utilizzare le armi, un dramma, delle quali seppe fare l'uso più adeguato possibile senza mai farsene dominare. Pur avendo un'arma in mano continuò a vedere l'uomo anche nel suo nemico. Grandi doti di organizzatore e di comandante, punto di riferimento per tutti i partigiani. Convinse i soldati delle divisione alpina Monterosa, soldati che stavano dall'altra parte, li convinse a venire dalla sua parte, un vero esempio di leadership. Non si fece mai piegare da nessuna logica di potere e di poltrone e di partito e il suo unico partito se volete chiamarlo così, fu il suo credo religioso”.